«La Regione fuori dal Velino Sirente»

14 Agosto 2016

Appennino Ecosistema torna a chiedere con forza la trasformazione dell’ente in Parco nazionale

L’AQUILA. C’è grande confusione sul futuro del Parco regionale Sirente Velino. A pensarla così è l’associazione ambientalista Appennino Ecosistema, presieduta da Bruno Petriccione, secondo la quale l’area protetta «vive oggi momenti di grande confusione, a seguito dell’ennesima proposta di riforma della sua legge istitutiva (che sarebbe la quarta dal 1989, anno della sua istituzione), della terza proposta di riperimetrazione formulata da alcuni sindaci della Valle Subequana e dell’Altopiano delle Rocche (senza alcuna base scientifica e per puri motivi localistici), e delle continue e infruttuose riunioni convocate dalla Regione tra sindaci del Parco e associazioni ambientaliste che si susseguono ormai ininterrottamente fin dal mese di aprile scorso». Questa situazione, secondo l’associazione, non può portare alla soluzione dei problemi del Parco, ma anzi può solo crearne di ulteriori. «Di fronte alla ormai conclamata mancanza di volontà di sindaci e Regione di approvare finalmente il Piano del Parco», aggiungono gli ambientalisti, «rendendolo realmente operativo e rilanciandone così le attività, l’unica soluzione per assicurare una efficace protezione agli ecosistemi del massiccio del Velino Sirente è quella di rinunciare alla tutela regionale, e passare decisamente all’istituzione del progettato Parco nazionale. Infatti, la mancata gestione del Parco regionale da parte della Regione in questi 28 anni lo ha reso di fatto un vero e proprio ectoplasma, impedendone il funzionamento e qualsiasi ricaduta positiva sul territorio: non resta quindi che concludere una volta per tutte questa storia di croniche inadempienze, affrancando il Sirente Velino dalla tutela regionale. La proposta di istituzione del Parco Nazionale del Velino Sirente, lanciata cinque mesi fa da Appennino Ecosistema e formalizzata durante il workshop svoltosi a Lucoli nello scorso mese di maggio, comprende infatti l’approvazione della zonazione del territorio fin dal momento dell’istituzione del nuovo Parco Nazionale. L’adozione formale del Piano del Parco sarebbe già dovuta avvenire da oltre vent’anni. Senza il Piano del Parco, permangono invece in vigore in modo provvisorio (da ormai quasi trent’anni) assurdi e immotivati divieti di assoluta inalterabilità dei luoghi, su tutto il territorio del Parco, persino nei centri abitati e nelle zone agricole, che fanno degli abitanti di tutti i Comuni compresi nel parco», concludono gli ambientalisti, «veri e propri ostaggi della mancata applicazione della legge e dell’assoluta discrezionalità dell’Ente Parco per le autorizzazioni relative a qualsiasi intervento sul territorio».

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