Padre Daniele lascia San Bernardino: «Grato per i 9 anni»

Il sacerdote andrà a Teramo, al Santuario della Madonna delle Grazie: «All’Aquila una comunità ferita che ha saputo rialzarsi»
L’AQUILA. Dopo nove anni intensi, il rettore della Basilica di San Bernardino Padre Daniele Di Sipio, della famiglia dei francescani, lascia la città per assumere lo stesso incarico nel Santuario della Madonna delle Grazie di Teramo dove entrerà in servizio il 1 settembre. Normali avvicendamenti stabiliti dal Ministro Provinciale, ma la comunità perde un faro, un uomo che nel 2009 era già stato assegnato all’Aquila e che ha deciso di restarci, tornando nel 2017 come Rettore dell’importante luogo di culto. Originario di Orsogna, vicino Chieti, è stato lui a ridare slancio alla festa di San Bernardino e a ricreare una comunità che dopo il sisma si era un po’ dissolta.
Padre Daniele, cosa prova nel dover lasciare L’Aquila?
«Nove anni sono tanti, avevo ancora tanti progetti da fare, quindi da un lato c’è il dolore di lasciare una città dove ho costruito tanto anche in termini di rapporti con le persone, dall’altro c’è entusiasmo per una nuova missione. Mi piacerebbe riuscire a realizzare anche lì tante cose. Porto con me tanta gratitudine per ciò che ho ricevuto qui».
La Basilica è stata riaperta nel 2015 e lei, nel 2017, è stato nominato Rettore. Quale è stata la prima cosa che ha voluto fare?
«Il mio obiettivo è stato quello di far rifiorire una comunità che portava ancora dentro le ferite del terremoto, credo di esserci riuscito grazie a tante persone che mi sono state vicine».
A lei va un merito, di non aver perso le tradizioni, di aver trasformato la festa di San Bernardino in un momento religioso e culturale importante.
«È vero. L’offerta dell’olio già c’era ma ho voluto inserire la presenza dei sindaci, le confraternite, ho voluto che non si perdesse il rito del transito e la chiusura dell’urna. Ho lavorato molto sulla parte culturale con tanti convegni e relatori importanti che sono passati per la città e anche dal punto di vista popolare. Ci siamo inventati un momento ludico come la Fiera di San Bernardino, ho introdotto la lavanda dei piedi il giovedì santo a coloro che poi il venerdì avrebbero portato il Cristo morto nella processione del venerdì santo, altra tradizione identitaria che ha nella Basilica il fulcro».
Cosa lascia?
«Una Basilica in salute, avevo ancora tante idee da sviluppare ma al tempo stesso, lo ripeto, spero di portare a Teramo tutto questo bagaglio di esperienza e fare grandi cose anche nel Santuario».
A livello di presenze, sia turistiche che di fedeli perché la Basilica è un luogo di culto ma è anche uno straordinario monumento, come è cambiata la situazione in questi anni?
«Le presenze sono cresciute, c’è stato uno sviluppo notevole. I turisti visitano la Basilica, ma la cosa più importante è che quando sono arrivato avevo a messa non più di venti persone, ora ho una comunità importante di aquilani che hanno trovato un buon servizio, grazie a tutti i miei confratelli».
La Basilica ha fatto un cammino che ha accompagnato anche tanti cambiamenti della città, una ricostruzione che è quasi completata. Cosa ha significato guidare una chiesa complessa, in pieno centro?
«La Basilica ha accompagnato la ricostruzione della città, non ha fatto solo da sfondo. Con l’opera svolta in centro ho assistito alla rinascita, alle cose fatte, ed è stato molto bello perché pensiamo di aver contribuito anche noi. Dal mio canto, ho sempre cercato di avere rapporti con le persone, di stare tra la gente, di tessere rapporti con l’amministrazione comunale e le associazioni perché penso che quando si vive nella stessa città si debba sempre collaborare per il bene di tutti».
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