Progetto Case. Bollette, la stangata dei conguagli: «Sbagliato il calcolo dei consumi»

20 Luglio 2026

Riscaldamento e acqua calda, il Comune ha richiesto i saldi relativi a quattro annualità: dal 2018 al 2022. Gli assegnatari pronti ai ricorsi: «Alcuni importi inspiegabili e letture dei contatori non considerate»

L’AQUILA. Conguagli relativi a quattro annualità, importi che cambiano senza una spiegazione apparente e consumi individuali che, in alcuni casi, sarebbero stati sostituiti da calcoli effettuati sulla superficie degli appartamenti. Cresce la protesta tra gli assegnatari del Progetto Case dopo l’arrivo delle bollette per riscaldamento e acqua calda riferite agli anni compresi tra il 2018 e il 2022. A contestare i conteggi è un gruppo di residenti che sta verificando fatture, letture dei contatori e precedenti pagamenti in acconto. Il sistema prevedeva una quota involontaria, pari al 30 per cento del costo complessivo e ripartita tra tutti gli appartamenti, compresi quelli vuoti, e una quota volontaria legata ai consumi effettivi. Negli anni interessati erano già stati versati alcuni acconti, mentre ora sono arrivati i saldi e l’intera annualità 2021-2022.

Il problema denunciato riguarda soprattutto il metodo utilizzato. «In alcune bollette sono state considerate le letture, in altre le superfici», spiega Giuliano Bruno, che da anni segue la vicenda dei consumi nel Progetto Case. «Non è chiaro quale criterio sia stato applicato. I consumi personali devono essere pagati integralmente, ma devono essere quelli realmente registrati». Tra i casi portati ad esempio c’è quello di un contatore dell’acqua calda passato da 181 metri cubi (come si evince dalla bolletta della Gran Sasso Acqua) nel 2018 a 222 (nel conguaglio arrivato in questi giorni) nel 2022: un consumo complessivo di 41 metri cubi in quattro anni. Nei conteggi ricevuti, però, sarebbero stati attribuiti 33 metri cubi nel primo anno e 48 nel secondo, già superiori al consumo effettivo dell’intero periodo. In un’altra bolletta, a fronte di consumi annuali analoghi, il costo sarebbe passato da circa 26 euro a oltre 160 euro, senza indicazioni sufficienti a spiegare l’aumento.

Le contestazioni riguardano anche il riscaldamento. Un residente sostiene di avere consumato 1.624 kilowattora in tre anni, contro i 9.600 e gli 11mila registrati in due appartamenti vicini, ma di essere stato chiamato a sostenere una spesa analoga perché calcolata sulla superficie. «In questo modo chi tiene il termostato basso o non accende quasi mai finisce per pagare anche i consumi degli altri», afferma Bruno. Secondo i residenti, che sono pronti a fare ricorso, le letture storiche potrebbero essere recuperate anche attraverso le fatture della Gran Sasso Acqua, nelle quali erano riportati i valori dei singoli contatori. In assenza di tutte le rilevazioni, sarebbe comunque possibile ricostruire una media basata sui dati disponibili, evitando una ripartizione generalizzata per metri quadrati.

A preoccupare sono anche gli importi e i tempi di pagamento. Ad alcuni utenti sarebbero stati recapitati fino a 15 bollettini bimestrali, per una rateizzazione complessiva di circa trenta mesi, mentre restano ancora da emettere le annualità successive. I residenti temono quindi che le rate possano sovrapporsi, creando un peso difficilmente sostenibile per molte famiglie. Sul tavolo resta infine la questione della prescrizione. Tre giudizi di secondo grado avrebbero riconosciuto il termine quinquennale per alcune annualità, ma sulla vicenda è attesa la decisione della Cassazione. Intanto gli assegnatari stanno raccogliendo bollette, letture e ricevute per valutare ricorsi individuali e chiedono al Comune una verifica generale dei conteggi prima che le richieste di pagamento diventino definitive.

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