Lavoro fantasma, nei guai il re delle terme

22 Agosto 2016

Melillo accusato di una truffa da 400mila euro alla Regione. Lui respinge le accuse: «Tutto regolare»

RAIANO. È accusato di truffa aggravata ai danni della Regione Abruzzo. Si tratta di Gianfranco Melillo, l’imprenditore campano legale rappresentante del luxury hotel a cinque stelle “Smeraldo Wellness Resort”. I carabinieri della stazione di Raiano, al comando di Lorenzo Troiano, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip di Sulmona, su richiesta del sostituto procuratore Stefano Iafolla. Il provvedimento colpisce le somme depositate sui conti corrente di due società, nonché quelli personali dell’imprenditore indagato. Melillo aveva rilevato all’asta le terme di Raiano, inaugurate nel 2013. Secondo le accuse, nel 2012 la Direzione politiche attive del Lavoro della Regione Abruzzo predisponeva un progetto denominato Pofse Abruzzo 2007-2013 “Lavorare in Abruzzo 3” attivando un servizio pubblico per l’accesso agli incentivi ai datori di lavoro o alle imprese finalizzati all’incremento dell’occupazione. Dalle indagini è emerso che nel gennaio del 2013 il legale rappresentante di due società inviava due domande di partecipazione per l’assunzione a tempo indeterminato di 15 lavoratori full time (per 40 ore settimanali) per ciascuna società, avanzando relativa richiesta di finanziamento. Le terme avrebbero ottenuto fondi per 400mila euro. L’analisi del progetto evidenziava come tali assunzioni dovevano essere effettuate, pena la decadenza, entro 60 giorni a decorrere dalla comunicazione di ammissione al finanziamento, cosa che avveniva nel marzo del 2014. Dalle indagini è emerso che fino al mese di settembre 2014 nessuna delle 30 persone indicate nella richiesta di finanziamento era stata assunta e che nell’aprile 2015 (oltre i termini di decadenza) risultavano assunti solo tre giovani in una delle due società e 4 nell’altra. Melillo, assistito dall’avvocato Daniele Di Bartolo, respinge le accuse: «Le assunzioni erano state tutte eseguite e comunicate ai rispettivi uffici del lavoro. Agli inquirenti è sfuggito un dettaglio: l’erogazione del contributo era subordinato alla concessione di una fideiussione, regolarmente sottoscritta e fornita alla Regione, pertanto, se al momento della rendicontazione l’ente riterrà che debba restituire i contributi per una quota o per l’intero, ove egli o le sue società dovessero rendersi inadempienti, la Regione potrà incassare la fideiussione, evitando qualsiasi danno. Sono convinto che questa vicenda si concluderà come tutte le altre che mi hanno interessate, nate sempre su iniziativa della caserma dei carabinieri di Raiano, e cioè con la mia assoluzione piena». ©RIPRODUZIONE RISERVATA