Le mancate verifiche e il dossier sui palazzi rimasto nel cassetto

29 Agosto 2018

Lo studio di “Collabora” certificò la criticità strutturale Ma sugli edifici pubblici non fu realizzato alcun intervento

L’AQUILA. La catena dei mancati interventi da parte della Regione sull’edificio della Casa dello studente – nella quale il 6 aprile 2009 sono morti otto giovani – si è allungata anche dopo che, nel 1994, la gestione passa all’Adsu (Azienda per il diritto allo studio). La Regione, oltre a conservare la proprietà dell’edificio, assume il compito di controllo e vigilanza sull’operato dell’Adsu, compito da espletare “tramite visite periodiche operate da tecnici del settore demanio e patrimonio”.
MANCATE VERIFICHE. In realtà l’ente – come emerge dagli atti del processo civile che ha visto di recente la condanna della Regione a pagare oltre un milione di euro ai familiari di uno dei ragazzi deceduti – non ha mai provveduto a verificare la rispondenza dell’edificio alla destinazione di residenza per studenti universitari e non ha mai provveduto, in funzione degli utenti da servire, ai necessari interventi di ristrutturazione. Neppure ha mai accertato l’effettiva consistenza strutturale dell’edificio, caratterizzato da gravi carenze. Inoltre, non ha mai effettuato alcun tipo di valutazione di adeguatezza statica e sismica delle strutture dell’edificio né proceduto alla verifica del dimensionamento strutturale di progetto. Non sono stati predisposti e realizzati interventi di adeguamento sismico. Sempre dagli atti (alcuni dei quali hanno fatto parte anche della perizia del processo penale) viene fuori che nessuno dei professionisti o tecnici incaricati di valutare, manutenere, progettare e dirigere lavori sulla Casa dello studente, nel periodo compreso tra l’acquisto dell’edificio da parte dell’Opera universitaria e il crollo parziale del 6 aprile 2009, ha fatto una verifica, sia pure esclusivamente documentale, sulla legittimità dell’edificio stesso e sulla rispondenza delle strutture alle norme sismiche vigenti al momento dell’edificazione.
ORDINANZA 2003. Si arriva al 2003 quando il presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi – a seguito del terremoto del Molise e la strage nella scuola elementare di San Giuliano di Puglia – emana l’ordinanza 3274 contenente “primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica”. Detta ordinanza richiamava la competenza delle Regioni in ambito di individuazione, formazione e aggiornamento delle zone sismiche e disponeva “l’obbligo di procedere a verifica, da effettuarsi a cura dei rispettivi proprietari, sia degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali, la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, sia degli edifici e delle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza, in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso. Le verifiche – era scritto nell’ordinanza – dovranno essere effettuate entro cinque anni e dovranno riguardare, in via prioritaria, edifici ed opere ubicate nelle zone sismiche 1 e 2». La Regione stavolta si attiva affidando l’incarico a Collabora Engineering (successivamente Abruzzo Engineering con il 60% di proprietà della stessa Regione, il 30% di proprietà di Finmeccanica e il 10% di proprietà della Provincia; oggi solo della Regione) di redigere lo studio e individuare e analizzare lo stato degli edifici pubblici di proprietà regionale. Gli accertamenti di Abruzzo Engineeering furono rivolti a 137 edifici pubblici dell’Aquila tra cui anche la Casa dello Studente che fu ritenuta edificio con “criticità strutturale”. Abruzzo Engineering indicava anche gli interventi per eliminare tali criticità e indicava la cifra necessaria: 1.470.000 euro. Lo studio affidato a Collabora è costato 5 milioni e fu consegnato alla presidenza della Regione, all’assessorato regionale alla Protezione Civile e all’assessorato regionale ai Lavori Pubblici. Ma è stato riposto in un cassetto.
ZONE SISMICHE. Anche l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia aveva realizzato stime di pericolosità sismica e aveva fornito supporto scientifico a tutte le istituzioni pubbliche: dalla Protezione civile, al ministero, alla Regione. Tutti gli studi e le mappe di pericolosità sismica avrebbero dovuto portare a interventi di prevenzione e di preparazione a un eventuale terremoto. E questo soprattutto in riferimento alla Casa dello studente che presentava acclarate criticità strutturali e quindi doveva essere oggetto di ristrutturazione e miglioramento sismico.
NULLA È STATO FATTO. Invece, come noto, nulla è stato fatto. La Regione – ha fatto notare l’avvocato Wania Della Vigna, legale della famiglia dello studente che ha perso la vita – rivestiva una “posizione di garanzia, cioè soggetto che ha l’obbligo giuridico di agire per la tutela del bene protetto dalla norma. Ma non ha minimamente rispettato l’obbligo di garanzia, sia in termini di controllo che di protezione”. E pensare che oggi la Regione sarà costretta a pagare milioni di danni, molto di più di quanto sarebbe costato mettere in sicurezza la Casa dello studente salvando la vita a otto persone. Nessuno – a cominciare da chi rappresenta istituzionalmente gli aquilani che oggi sono alle prese con il furore iconoclastico della ricostruzione privata – ha ufficialmente chiesto scusa, a nome della città, alle famiglie delle vittime della Casa dello studente. Famiglie lasciate sole e viste con crescente fastidio. Ma la storia non si cancella e le colpe resteranno scolpite nelle pietre, nuove o vecchie che siano.(2-fine)
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