Lettera immaginaria di Celestino V: aquilani, rinsavite

24 Febbraio 2016

L’AQUILA. Qualche giorno fa il consiglio comunale dell’Aquila ha votato un atto (a maggioranza) con il quale si vieta l’esposizione nell’aula consiliare del Crocifisso e di ogni altro simbolo...

L’AQUILA. Qualche giorno fa il consiglio comunale dell’Aquila ha votato un atto (a maggioranza) con il quale si vieta l’esposizione nell’aula consiliare del Crocifisso e di ogni altro simbolo religioso. Lo storico Fulvio Giustizia commenta la decisione con una lettera immaginaria di papa Celestino V (San Pietro Celestino è compatrono della città con San Massimo, Sant’Equizio e San Bernardino da Siena) ai consiglieri comunali dell’Aquila ai quali, in sostanza chiede di «rinsavire». Ecco cosa, secondo lo storico, avrebbe scritto il pontefice alla luce di quanto accaduto: «Con grande rammarico a voi mi rivolgo dopo quando, inaspettatamente, vi siete comportati da nemici della croce di Cristo avendo così inferto una grande ferita all’amato Signore mio e di tutti gli aquilani, il quale anche oggi, grazie alla vostra irresponsabile condotta può ancora ben dire: “gli uccelli dell’aria hanno il loro nido, le volpi le loro tane, ma il Figlio dell’uomo non sa dove posare il capo”. Dal cuore di questa città ferita (non risanabile senza l’aiuto dall’Alto)», prosegue la lettera immaginaria, «voi mi risponderete che l’avete fatto in ragione della vostra laicità come politici e anche perché fra di voi c’è uno o due a cui il santo Crocifisso dà fastidio, proprio Lui che è l’innocente per eccellenza, che ha accolto tutti ed amato tutti senza discriminazione, Lui che ha dato la vita per tutti, ma che oggi è il grande discriminato da voi. Ricordatevi, eccellentissimi consiglieri – avrebbe quindi sottolineato il Papa – che l’Aula in cui vi riunite non è un luogo semplicemente privato. Essa rappresenta il sito istituzionale di tutta la comunità cittadina, che vi ha eletto e che nella sua grande maggioranza è credente, tenendo molto a che si conservi anche in questa sede questo simbolo di sacralità».

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