LFoundry, 4 giorni di sciopero «Qui non ci sentiamo tutelati»

Coinvolti mille dipendenti, la protesta fino a lunedì: i sindacati sollecitano delle misure più adeguate Di Francesco (Fiom): «Dimezzare la produzione e ridurre gli assembramenti durante le pause»
AVEZZANO. Quattro giorni di sciopero contro il mancato rallentamento della produzione in LFoundry. Da ieri sera alle 20 e fino a lunedì alla stessa ora gli operai dell’azienda cinese che produce memorie volatili sono stati chiamati a incrociare le braccia. Da giorni, infatti, i sindacati chiedono di rivedere l’organizzazione del lavoro alla luce dell’emergenza coronavirus, ma l’azienda non li ascolta.
Subito dopo i primi decreti del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, per evitare la diffusione del Covid-19m è stato attivato lo smart-working che ha permesso a circa 400 dipendenti di rimanere a casa e lavorare. Per gli altri mille, molti dei quali impegnati nell’area produttiva, sono state usate misure di sicurezza che secondo le organizzazioni sindacali sono insufficienti.
A finire nel mirino di Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Failms-Cisal sono soprattutto la richiesta fatta ai giornalieri di fornire supporto in turno, premiando i volontari con una riduzione dei giorni di contratti di solidarietà, lo scaglionamento delle pause e la conseguente riduzione della loro durata, ma anche la mancanza di comunicazione con l’azienda. Per questo è stato deciso di proclamare uno sciopero di quattro giorni nel tentativo di aprire un dialogo e iniziare a ragionare sulla possibilità di far ricorso alla cassa integrazione concessa dal decreto Cura Italia.
«La sicurezza e la salute dei lavoratori sono le nostre priorità», ha commentato Roberto Di Francesco, Rsu Fiom-Cigl, «bisogna rallentare la produzione e ridurre gli affollamenti negli spazi comuni per permettere a tutti i lavoratori e le lavoratrici di stare in sicurezza. Questo è possibile a nostro avviso solo facendo ricorso a tutti gli strumenti messi in campo dal governo per affrontare l’emergenza, come la cassa integrazione. Con l’applicazione degli ammortizzatori sociali e dei contratti di solidarietà ancora in vigore ogni operaio potrebbe assentarsi dal luogo di lavoro per 15 giorni e fare di fatto una semi quarantena».
Sono molti in questi giorni anche i dipendenti che stanno facendo ricorso a congedi parentali, Legge 104 e malattie.
Una situazione che le Rsu hanno esaminato e considerato anche alla luce di una possibile richiesta di cassa integrazione fondamentale per ridurre del 50 per cento la produzione all’interno di LFoundry. «Abbiamo cercato fino all’ultimo momento di evitare il ricorso allo sciopero proponendo di rimodulare l’attività produttiva con il 50 per cento della forza lavoro», ha evidenziato Antonello Tangredi, segretario Fim-Cisl, «ma l’azienda non si è neanche degnata di risponderci. Inoltre, la sera del 18, facendolo passare per un accordo sindacale, è stata diramata una nota agli addetti alla produzione attraverso la quale venivano ridotte ulteriormente le libertà individuali relative alle pause. Non avendo avuto alcuna risposta, la Rsu è stata costretta a dichiarare lo sciopero. Il sindacato sarà vigile rispetto all’eventuale sostituzione degli scioperanti con gli interinali».
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