Limitati gli spostamenti nei tredici comuni in rosso

Ma gli studenti delle superiori (non in didattica a distanza) possono muoversi Ci si può recare anche in un negozio qualora non sia presente nel proprio paese
L’AQUILA. Sono scattate ieri le maggiori restrizioni nei comuni dell’Aquilano entrati in zona rossa. Provvedimento che limita soprattutto gli spostamenti. È stato voluto dalla Regione Abruzzo e resterà in vigore fino alla prossima domenica. La decisione è arrivata in seguito all’aumento esponenziale dei casi, soprattutto in ambito familiare. I tredici comuni entrati in zona rossa sono Barisciano, Poggio Picenze, Fossa, Ocre, Sant’Eusanio Forconese, Villa Sant’Angelo, San Demetrio ne’ Vestini, Fagnano Alto, Prata d’Ansidonia, San Pio delle Camere, Caporciano, Navelli e Collepietro.
LE REGOLE. Sono vietati gli spostamenti salvo che per comprovati motivi di lavoro, salute, necessità o urgenza. Ci si potrà spostare anche se nel proprio paese non esistono specifiche attività commerciali.
Le scuole saranno aperte in presenza, ma solo fino alla prima media. Per quanto riguarda le scuole superiori, gli studenti dei paesi in zona rossa possono raggiungere L’Aquila.
Saracinesche alzate per tabaccai, edicole, farmacie e parafarmacie. Chiusi barbieri, parrucchieri e centri estetici. Potranno rimanere aperte le attività commerciali per la vendita di generi alimentari e di prima necessità, di prodotti agricoli e florovivaistici, di abbigliamento intimo e per bambini e di elettronica. Per i bar è consentita la sola vendita da asporto dalle 5 fino alle 18, mentre per i ristoranti l’orario sempre per l’asporto è fissato alle 22. È consentita l’attività sportiva all’aperto in modo individuale. Resta in vigore la disposizione del coprifuoco tra le 22 e le 5.
I SINDACI. I primi cittadini dei paesi interessati si sono divisi sulla decisione adottata dal presidente della Regione, Marco Marsilio. Secondo alcuni, infatti, c’è stato un difetto di comunicazione. Per altri il provvedimento è inopportuno. Altri ancora lo ritengono adeguato all’allarme innescato dai nuovi focolai.
COSA È ACCADUTO. Le restrizioni regionali riguardano principalmente la provincia dell’Aquila, con 38 comuni in zona rossa, 24 dei quali nella Marsica, e quella di Teramo con tre comuni (vedi la tabella in alto). A Chieti e Pescara non ci sono zone rosse. Nel complesso l'indice Rt regionale è tornato a salire e a condizionare questo dato sono proprio i numeri dell’entroterra.
«La Regione ha conosciuto settimane di discesa dell’indice Rt, arrivato a 0,81», ha affermato Marsilio, «nell’ultima settimana è tornato a salire a 0.89, a causa della sola provincia aquilana, abbondantemente sopra l’1 da almeno due settimane».
Il presidente Marsilio non ha dubbi: il rischio era quello di «vanificare due mesi di sacrifici e sofferenze» perché «i dati della provincia aquilana sono preoccupanti e giustificano ampiamente le misure restrittive che entrano in vigore».
RISCHIO DA SCONGIURARE. Una quarta ondata per l’Abruzzo, secondo il Comitato tecnico scientifico regionale, sarebbe devastante e difficilmente fronteggiabile.
Soprattutto per questo la decisione di passare a una stretta in alcune aree.
«Se non arrestiamo questa dinamica così come abbiamo fatto per Chieti e Pescara dove non ci sono oggi più comuni in zona rossa», ha spiegato ancora il presidente della Regione, «rischiamo che tutto l’Abruzzo venga trascinato in arancione o addirittura in rosso. Visto che ci troviamo alla quarta settimana in cui la nostra Regione avrebbe registrato dati da zona gialla, abolita per decreto-legge, arrivare al giorno delle riaperture in condizioni da non poterlo fare sarebbe una beffa». (r.rs.)
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