Maltrattamenti alla moglie e botte dopo un incidente: pena confermata per un professionista

La Corte d’Appello dell’Aquila ha ribadito la condanna a un 56enne di Pratola che ha vessatto la moglie per venti anni. L’episodio scatenante in occasione di un incidente stradale
SULMONA. Tre anni e sette mesi di reclusione e pagamento delle spese processuali. È la pena inflitta dai giudici della Corte d’Appello dell’Aquila a un 56enne di Pratola Peligna, noto professionista, finito sul banco degli imputati con la pesante accusa di maltrattamenti in famiglia. I giudici di secondo grado hanno confermato in toto la condanna inflitta il 20 febbraio dello scorso anno dal collegio del tribunale di Sulmona, che aveva escluso l’aggravante della violenza assistita. Secondo l’accusa i maltrattamenti sarebbero stati ventennali e abituali, precisamente dal 2000 al 2023, con recidiva reiterata, tutti avvenuti a Pratola Peligna. Condotte prevaricatrici e vessatorie, sempre secondo l’imputazione, che avevano portato prima alla separazione della coppia e poi agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico a seguito dell’episodio scatenante: quello di fine 2023, quando, dopo un incidente stradale, il 55 enne aveva picchiato la sua ex moglie accorsa sul luogo dello schianto. Dagli atti d’indagine è emerso infatti che l’imputato era uscito fuori strada e aveva chiamato proprio la consorte nonostante fossero già separati. Una volta arrivata sul posto per i soccorsi, la donna sarebbe stata picchiata. Aggressione che aveva portato la stessa a recarsi in ospedale e nella caserma dei carabinieri di Pratola Peligna per denunciare anni e anni di presunti maltrattamenti da parte dell’ex marito. Dopo la fine della relazione sentimentale, sostiene l’accusa, l’uomo aveva continuato a perseguitare la donna. Da qui l’accusa anche di atti persecutori e lesioni personali aggravate, refertate dal pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona. La vittima, essendo già stata risarcita, non si era costituita parte civile. Per l’imputato è arrivata la condanna a tre anni e sette mesi anche in secondo grado. Tuttavia i suoi legali, Alessandro e Vincenzo Margiotta, annunciano il ricorso in Cassazione. Secondo la difesa, non essendoci più un rapporto conflittuale tra vittima e imputato, e dal momento che la persona offesa è stata già risarcita, al 56enne andrebbero quantomeno riconosciute le attenuanti generiche. (a.d’a.)
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