Mari Fiamma: «Così le imprese ripartirono»

L’ex presidente dell’Api ripercorre l’impegno a favore delle piccole e medie aziende del territorio
L’AQUILA. «Il senso di disorientamento e il pensiero che non ci fosse più futuro credo che, almeno per un attimo, abbiamo sfiorato tutti. Ma la spinta propulsiva alla rinascita ha superato ogni ostacolo, anche quelli che sembravano insormontabili». Luciano Mari Fiamma era presidente dell’Associazione piccole industrie (Api) 10 anni fa. Il suo ruolo, come quello di chi era alla guida delle associazioni datoriali del territorio, fu di rimettere in piedi il tessuto produttivo delle imprese. Come? Chiedendo aiuti e sostegni, bussando alla porta della Regione e della Protezione civile.
«La nostra sede, in via Saragat, era gravemente danneggiata», ricorda Mari Fiamma, «ma eravamo consapevoli che bisognava ripartire subito. A dieci giorni dal terremoto eravamo già pienamente operativi, in quattro container allestiti nel piazzale antistante gli uffici. Ma quella alle imprese non fu solo un’assistenza tecnica, con la verifica materiale dei danni e i sopralluoghi nelle strutture. Gli imprenditori necessitavano di un sostegno morale. Il risultato più grande fu portare a casa i 35 milioni attinti al fondo comunitario. Dopo continui confronti con i funzionari della Regione e della Protezione civile», spiega Mari Fiamma, «promuovemmo l’utilizzo del fondo comunitario 87.2. bis per le calamità, che esisteva, ma solo sulla carta. Riuscimmo a ottenere il trasferimento di 35 milioni di finanziamenti comunitari per il ristoro dei danni materiali subìti dalle aziende, con una modalità molto più snella e veloce rispetto ai fondi che passavano per il Comune». Soldi utilizzati dalle aziende del cratere per il ristoro dei danni ai macchinari, ai capannoni e alle attrezzature, «per far ripartire le attività produttive che erano ferme», dichiara Mari Fiamma, «soldi che hanno consentito di rimettere in moto decine e decine di aziende evitando che il tessuto economico locale collassasse». Già a gennaio 2010 gli uffici dell’Api erano tornati nella sede originaria. «Siamo intervenuti tramite i Confidi», afferma Mari Fiamma, «con delle “operazioni ponte” che hanno consentito alle aziende di ottenere la liquidità necessaria per far ripartire le attività, in attesa di accedere ai fondi comunitari». Mari Fiamma, a quel tempo, era anche nella giunta camerale dell’Aquila. «Il momento più difficile? I primi sei mesi, con i lavoratori tutti in cassa integrazione e gli stabilimenti chiusi», dice, «la produzione era ferma ovunque. L’utilizzo della cassa integrazione in deroga ha consentito anche ai piccoli esercizi di sopravvivere e ai lavoratori di percepire un sussidio. Ricordo che firmammo tantissime pratiche per la cassa, riuscendo a tamponare una situazione al collasso e garantendo una certa stabilità economica».
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