Marini, la Marsica e l’esordio da sindacalista

Lo storico Pitoni ricorda i primi passi nella Cisl (era segretario zonale) e il grande salto a Roma
Alla fine degli anni Cinquanta, intorno all’Ente Fucino gravitava tutta la politica e l’economia marsicana: la Dc, supportata da un’azione clientelare e da don Dino Monduzzi (originario di Brisighella, influente perché lavorava per l’assistenza ai contadini), imperava in modo assoluto nei paesi circonfucensi; lo stesso Ente spendeva soldi a palate, costruendo strade, ponti e villaggi e il direttore generale Gianni Cavina concedeva spazio di manovra soprattutto al sacerdote.
In questo periodo Avezzano contava due dirigenti della Cisl: Ernesto Proietti (segretario zonale) e un giovanissimo Franco Marini (segretario coordinatore). Il primo, avezzanese, di dieci anni maggiore, il secondo proveniente da San Pio delle Camere, paese dell’hinterland aquilano. Nel 1957, mentre Proietti e Marini organizzavano il sindacato nato appena sette anni prima, Monduzzi emigrò verso Roma ove diventerà cardinale, segretario dell’Ufficio del maestro di camera di Papa Giovanni XXIII e prefetto della Casa pontificia. Fonti ufficiose ricordano che tra i due sindacalisti non esistevano identità di vedute e la collisione diventò inevitabile, anche perché Proietti aveva un atteggiamento autonomo rispetto a Marini che mai si allontanava dalle direttive scudocrociate.
Nel corso delle lotte contadine, il “cislino” Proietti condusse azioni insieme alle associazioni di sinistra e ciò lo mise in cattiva luce nella Dc che, capitanata da Giuseppe Fracassi, lo “punisce”, trasferendolo prima a Chieti e poi a Perugia: Marini diventa allora incontrastato dirigente del sindacato ma, subito dopo, si trasferisce nella capitale ove guadagnerà un invidiabile cursus honorum che pochi possono vantare: segretario nazionale della Cisl, segretario nazionale del Partito popolare, ministro, parlamentare europeo, presidente del Senato. Nel 2008 il presidente Giorgio Napolitano gli conferì l’incarico di esplorare la possibilità di formare un nuovo governo poiché quello presieduto da Romano Prodi era caduto in minoranza. I legami con la Marsica ove aveva mosso i primi passi nel campo politico- sindacale, sono sempre saldi tanto che nel 2014, nel Comitato d’onore per le celebrazioni del primo Centenario del terremoto del 1915 presieduto da Gianni Letta, fu nominato membro assieme a Pietro Santoro (vescovo dei Marsi), Giovanni Legnini (vice presidente Csm), i parlamentari Stefania Pezzopane, Paola Pelino, Enza Blundo e Filippo Piccone. Marini era presidente del Comitato storico-scientifico per gli anniversari di interesse nazionale, istituito dalla presidenza del Consiglio dei ministri ed io, come presidente della Istituzione, accompagnato dal vice, il professor Sandro Tuzi, mi recai a Palazzo Giustiani ove hanno apposito ufficio i presidenti emeriti del senatori: fummo accolti da Franco Marini che, però, non mostrò sufficiente interesse alla nostra richiesta di essere patrocinati per l’evento relativo alla celebrazione del Centenario. Rimanemmo un po’ delusi ma, dopo, apprendemmo il perché della sua mancanza d’entusiasmo: fonti ufficiose ci informarono che Marini aveva aspirato ad assumere l’incarico che, invece, fu affidato a Gianni Letta. In ogni caso è sempre rimasto ancorato alla nostra terra, tanto che, negli ambienti giornalistici romani, veniva chiamato “lupo marsicano” anche se proveniente dalla zona aquilana.
Giovanbattista Pitoni
(storico)
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