Maxibollette al Piano Case

3 Giugno 2018

Il Comune torna a chiedere il saldo di migliaia di cartelle con conguagli inevasi

L’AQUILA. Sono migliaia gli assegnatari del Progetto Case destinatari di maxibollette riguardanti i consumi (alcune fino 2500 euro), inizialmente contestate davanti al tribunale, che po, ha respinto i ricorsi. Ora il Comune torna all’attacco con i morosi e pretende questi conguagli che fanno riferimento al periodo compreso tra il 2013 e il 2014. Dopo lo stop del tribunale non ci sarà un ricorso cumulativo in appello per il consto eccessivo della causa giudiziaria e, anche, a fronte dell’incertezza dell’esito.
LA RICHIESTA. Il Comune (settore Equità tributaria) sta inviando queste cartelle nelle quali sono sollecitati i pagamenti degli importi non saldati, comprensivi anche delle spese di spedizione che ammontano a circa 3 euro. Il pagamento deve essere fatto esclusivamente tramite il conto corrente postale che è indicato nella lettera. Una doccia fredda riguarda la pretesa da parte dell’ente di provvedere al pagamento in un’unica soluzione e anche in tempi brevi visto che se ne richiede il versamento entro 20 giorni dalla comunicazione. Il Comune, del resto, non può certo rinunciare alla riscossione visto che andrebbe incontro a sanzioni della magistratura contabile.
LA PROTESTA. La richiesta di pagamento in un’unica soluzione desta il disappunto di molti residenti. «Guadagno circa 700 euro al mese», racconta un’assegnataria che da quasi 10 anni aspetta che venga ricostruita la sua vecchia abitazione, «come posso pagarne oltre 600 per una sola bolletta? Non ci sono da pagare solo le utenze, chi vive nel Progetto Case ha anche altre spese. L’unica soluzione sarebbe una rateizzazione. Diversamente ci sarà molta gente che, pur volendo saldare il conto, non è in grado di farlo».
DECADENZA. Il Comune nelle sue richieste è anche perentorio. Non solo niente rateizzazione ma chi non paga vedrà sospese le utenze del riscaldamento e dell’acqua calda. L’ente, inoltre, in difetto di pagamento, provvederà tramite l’ufficio legale a ottenere il dovuto senza ulteriori avvisi. Ma l’aspetto più grave di questa vicenda è che chi non paga rischia di trovarsi senza casa. «Si rammenta», è scritto nella missiva inviata ai residenti, «che a norma del regolamento condominiale, approvato in consiglio comunale nel 2011, la condizione di morosità relativa agli adempimenti conseguenti all’assegnazione di alloggi case costituisce motivo di decadenza dall’assegnazione dell’alloggio». Come a dire che chi non paga se ne deve andare. Anche se poi, difficilmente, il Comune manderà per strada gente che, realmente, non ha i soldi per mettersi in regola. Il pagamento di queste somme riguarda anche chi ha ormai lasciato il Progetto Case ed è tornato nella sua abitazione. Ci sono poi persone che contestano bollette che contemplano consumi in periodi nei quali non abitavano più negli alloggi antisismici.
LA CAUSA CIVILE. Tutto nasce dal ricorso presentato dagli assegnatari che sembrava posto su solide basi .Le somme relative ai consumi di acqua per bere e lavarsi, riscaldamento ed elettricità, furono addebitate agli utenti non in base ai reali consumi, ma sulla base di coefficienti che prendevano in considerazione i giorni di occupazione, la superficie totale degli alloggi e il “coefficiente storico” derivante da quanto già emesso nella precedente bolletta: questo pur essendo già stati installati nei singoli alloggi apparecchi di misurazione che avrebbero consentito un’esatta rilevazione dei consumi per ogni famiglia. Nei bollettini, oltre a mancare una ripartizione tra i consumi di gas e riscaldamento, non erano specificati i costi riferiti alle utenze. Dubbi pure sul funzionamento dei contatori. Ma il tribunale ha dato ragione al Comune.
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