Medicina è reparto Covid Trasferiti più ambulatori

L’ospedale si riorganizza, ma 16 consiglieri attaccano l’Asl: «Serve l’Esercito»
AVEZZANO. Personale sanitario e pazienti contagiati, reparto di Medicina chiuso e pronto soccorso in tilt. È questa la situazione dell’ospedale di Avezzano dove la Asl sta mettendo in atto un piano per far fronte all’emergenza coronavirus. Dure le accuse di 16 consiglieri comunali di maggioranza che chiedono l’intervento dell’Esercito e le dimissioni del manager se entro domenica 8 novembre i problemi non verranno risolti.
CAMBIA L’ASSETTO. Il manager Asl, Roberto Testa, il direttore sanitario aziendale, Sabrina Cicogna, e il direttore sanitario di presidio, Lora Cipollone, hanno avviato delle modifiche di assetto. La Medicina, al terzo piano, è stata trasformata in reparto Covid, al fine di decongestionate il pronto soccorso, affollato di pazienti in attesa di trovare un posto letto per il ricovero. Al primo piano funziona l’area grigia, riservata ai pazienti positivi al Covid che attendono il secondo tampone di conferma. Quest’area è composta di stanze, dotate di servizi igienici, che ospitano un solo paziente al fine di garantire l’isolamento fisico. Alcuni ambulatori sono stati ricollocati in altri punti dell’ospedale di Avezzano, altri trasferiti in quelli di Tagliacozzo e Pescina, come l’ambulatorio per la piccola chirurgia che opererà in condizioni di sicurezza per pazienti e operatori sanitari. Nei presidi minori della Marsica verranno trasferiti anche i servizi ambulatoriali di angiologia, diabetologia e allergologia.
I PROBLEMI. I consiglieri comunali di maggioranza di Avezzano, uniti, chiedono interventi immediati per far fronte alla situazione della rete sanitaria marsicana e chiedono le dimissioni del manager Asl qualora i problemi non venissero risolti. Accusano la Asl e parlano in particolare di «comportamenti superficiali e privi di sicurezza per aver fatto diventare l’ospedale di Avezzano un centro per malati Covid, senza che questo ne avesse la giusta predisposizione». «La struttura», affermano i consiglieri Concetta Balsorio, Cristian Carpineta, Alessandra Cerone, Alfredo Chiantini, Antonio Del Boccio, Maria Antonietta Dominici, Ernesto Fracassi, Ignazio Iucci, Lucio Mercogliano, Alessandro Pierleoni, Gianluca Presutti, Fabrizio Ridolfi, Maurizio Seritti, Carmine Silvagni, Nello Simonelli e Roberto Verdecchia, «è infatti priva di percorsi dedicati ai contagiati e attualmente il reparto Covid usa gli stessi accessi e si trova di fronte agli ambulatori dove quotidianamente, sventurati cittadini, si recano per i loro problemi di salute. Il personale sanitario è privo di dispositivi di protezione individuale. Mancano i tamponi e i presidi necessari mentre il reparto di medicina è stato trasformato in reparto Covid, approfittando del fatto che i pazienti in degenza si erano infettati e non si sapeva dove collocarli». I consiglieri denunciano infine che su cinque medici internisti quattro sono positivi, mentre il 50% del personale infermieristico è stato contagiato. Intanto il restante è in attesa di tampone e lavora con positività incerta.
LE RICHIESTE. I consiglieri parlano di dimissioni del manager Testa se entro l’8 novembre non vengano attuati «i protocolli di sicurezza e le relative strutture necessarie alla separazione fra pazienti Covid e pazienti non Covid, distinguendo con particolare scrupolo la fase di triage». Chiedono poi che venga immediatamente allestito un pronto soccorso mobile, anche ricorrendo all’impiego dell’Esercito, e di riattivare i reparti per la normale degenza dei pazienti che si rivolgono alla struttura sanitaria per problemi di salute non dovuti dal Covid e di identificare entro la settimana una struttura idonea a sopperire a tali gravissime mancanze».
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