Mercato, anche qui il carovita fa paura

Gli ambulanti: «Le persone non parlano d’altro e spendono sempre di meno»
AVEZZANO. Le signore con le buste della spesa agitano le mani tra gli indumenti ammassati sul bancone. Sbirciano i prezzi, alcune scuotono la testa e se ne vanno. Il carovita è arrivato anche qui, tra le bancarelle del mercato del sabato di Avezzano. «Le persone non parlano d’altro, sono terrorizzate dall’aumento dei prezzi e dai costi delle bollette», confida Nicola D’Angelo, mentre riordina le camicie sul banco. La sua attività, con alle spalle 70 anni di storia, conosce bene la parola crisi: «Noi ambulanti viviamo male questa situazione, la gente è preoccupata e non spende più come prima». La crisi energetica ha spinto in alto l’asticella dei prezzi, l’inflazione è alle stelle. Nicola apre una scatola piena di maglioni: «Ognuno è aumentato del 10%». Un’altra stangata dopo il caro gasolio e le tasse per l’occupazione del suolo pubblico. «Non posso aumentare il prezzo dei prodotti», spiega, «di conseguenza il margine di guadagno è ridotto». A pochi passi da D’Angelo, ai piedi del Palazzo municipale, c’è Massimo Fabrizi, tornato al mercato dopo un mese di malattia. I clienti abituali lo salutano, una ragazza chiede il prezzo di un vestito celeste, lui risponde con garbo. «La nostra clientela rappresenta il ceto medio della popolazione e non tutti possono comprare un abito, d’altronde si tratta sempre di uno sfizio». Anche Fabrizi ha i prezzi bloccati: «Altrimenti non comprerebbe più nessuno», dice l’uomo, che ogni sabato da Frosinone. Il costo degli spostamenti è un ulteriore salasso per gli ambulanti fuori regione: «30 euro in più per ogni viaggio con il rischio che il meteo possa compromettere la giornata di lavoro». Secondo le stime di Confesercenti, oltre 90mila attività rischiano di scomparire a causa degli aumenti di gas e inflazione. Timori che si avvertono anche tra i banchi del tradizionale mercato. (l.p.)

