«Mitragliatrici sui violenti», a Pescina la resa dei conti politica

Verrocchia (Lega) incassa il sostegno del vicesindaco Luigi Soricone e del presidente del consiglio Parisse, mentre il sindaco Zauri medita le dimissioni
PESCINA. O un passo indietro dell’assessore Verrocchia, o il sindaco Zauri è pronto a lasciare. Sono i resti del vertice in Comune per discutere il caso delle “mitragliatrici”. Oltre sei ore di confronto accesissimo in cui sono volati stracci e strilli. E alla fine è emerso uno squarcio nella maggioranza comunale di Pescina, che rischia di far saltare i ranghi a pochi mesi dalle elezioni comunali. Sindaco, assessori e consiglieri attorno al tavolo dalle 15 di ieri. Sul banco la vicenda finita sotto i riflettori nazionali per il tenore dell’esternazione a mezzo social.
Guido Verrocchia - eletto in quota Lega, ma non più tesserato col Carroccio dal 2021 - ha commentato le violenze contro le forze dell’ordine in occasione delle sommosse anti-Olimpiadi di Milano postando un’immagine degli scontri. E a corredo la frase finita nell’occhio del ciclone: «Unica soluzione, giunti a questo punto, sostituire gli idranti dei mezzi antisommossa con mitragliatrici a nastro». Concetto che ha riaperto il dibattito sulla responsabilità di chi ricopre incarichi pubblici. Nonostante il polverone mediatico, Verrocchia ha scelto di tirare dritto. Ha definito la sua uscita una provocazione “colorita”, paragonabile a un insulto all’arbitro durante una partita di calcio. «Posso rivedere i termini ma non il concetto».
La vicenda ha spaccato gli equilibri della maggioranza comunale di Pescina. Nel corso dell’incontro in Comune, qualcuno ha cercato di riportare Verrochia alle sue responsabilità istituzionali. In primis il sindaco Mirko Zauri, che si è dissociato dalla frase incriminata sin dalla prima ora. E che ha chiesto pubblicamente all’assessore di fare un passo indietro, correggendo il tiro delle affermazioni. Qualcun altro, invece, ha sostenuto Verrocchia. Su tutti il vicesindaco Luigi Soricone e il presidente del consiglio comunale Vincenzo Parisse. Il caso Verrocchia ha lasciato trapelare contrasti politici, inevitabilmente legati alle imminenti elezioni comunali. Come confermato dallo stesso Zauri al termine del vertice.
«Le recenti dichiarazioni dell’assessore hanno finito per esporre il nome della nostra città, su un palcoscenico mediatico non coerente con il percorso istituzionale e culturale che questa amministrazione ha sempre perseguito», ha spiegato. «In questi anni abbiamo lavorato con impegno per valorizzare l’identità della nostra comunità, promuovendo i principi di uguaglianza, libertà e attenzione verso le fasce più deboli e per la pace tra i popoli». Valori che per il sindaco Zauri trovano radici profonde nella figura e nel pensiero di Ignazio Silone, «che è stato padre costituente». E ancora «nel messaggio di diplomazia e visione internazionale legato alla figura del cardinale Giulio Raimondo Mazzarino, così come all’eredità di pace lasciataci nel suo testamento dal nostro patrono San Berardo». Zauri non ha negato di aver cercato una sintesi politica e istituzionale con l’assessore Verrocchia, nonostante la dura presa di posizione.
Proposito fallito di fronte al «malessere all’interno della maggioranza, alimentato anche da dinamiche e ambizioni personali che ormai viaggiano da tempo da parte di qualche amministratore, tanto da destabilizzare l’andamento amministrativo in una fase particolarmente delicata per il proseguo dei lavori e per il bene della nostra comunità. Naturalmente il mio ruolo mi impone di anteporre, come sempre da me dimostrato, l’interesse collettivo e la tutela del valore e dell’immagine di Pescina a qualsiasi interesse personale o individuale. La coerenza con i principi che rappresentiamo e il rispetto verso la nostra storia non possono essere messi in secondo piano. Per queste ragioni, le mie valutazioni saranno improntate alla massima responsabilità e saranno determinanti nel breve futuro. Mi rammarica», aggiunge, «il fatto che ho sempre portato presenza e costanza a supporto di ogni amministratore e incondizionatamente alle deleghe assegnate per cui mi auguravo una apertura maggiore in virtù delle dichiarazioni fatte. Naturalmente non condivido la gogna mediatica subita dalla persona e dalla famiglia dell’assessore che per me restano sempre una famiglia di sani principi. In virtù di questo bisogna sempre ricordare che quando si è rappresentativi e amministratori le riflessioni devono essere moltiplicate per le persone che si rappresentano e per l’intera comunità».
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