Montereale tra tende e stop ai cantieri

30 Agosto 2016

Strutture provvisorie per la notte. Il sindaco Giorgi si appresta a chiedere nuove verifiche sugli edifici già danneggiati

MONTEREALE. Le roulotte a Marana, le tende da Aringo a Castiglione, in un territorio di 104 chilometri quadrati, ma parcellizzato in ben 36 frazioni. Montereale – stretto nella morsa del terremoto, da quello dell’Aquila di sette anni fa a quello recente di Amatrice – territorio già complesso da amministrare in situazioni normali, lo è ancora di più in tempi di “guerra” come questi. Te ne accorgi quando, in una giornata di lavoro come tutte le altre, trovi tutti insieme, nell’edificio scolastico, il sindaco Massimiliano Giorgi, il suo vice Berardino Marchetti e l’assessore Carlo Marini, oltre a tutta la struttura tecnica e amministrativa comunale. «Pronto, buongiorno, una verifica a Verrico? Prendo nota». E giù una serie infinita di telefonate.

RICOSTRUZIONE STOP. Pronto a iniziare la ricostruzione, in forza del piano finalmente approvato nel dicembre scorso, il Comune ora sta per fermare tutto, in attesa di ripartire con nuove verifiche sugli immobili doppiamente danneggiati. E sottoposti ogni giorno al test delle scosse senza tregua. «Dovrò sospendere il piano di ricostruzione», dice il sindaco Giorgi, poliziotto della Stradale alle prese con un “incidente” piuttosto difficile da rilevare. Anche lui dorme in una casetta di legno. Così come il parroco don Serafino Lo Iacono che ha a disposizione un monolocale della Protezione civile di Roma e forse si deciderà a usarlo, visto lo sciame sismico di questi giorni. La prima cosa che balza agli occhi è che sono ricomparse le tende. Quelle blu (come nel caso di Aringo) e le tensostrutture bianche (come a Marana e Paganica). Il sindaco le chiama «azioni preventive per dare possibilità alle persone di stare fuori casa se ne hanno necessità». Di notte le tende vengono utilizzate da chi non si fida di dormire nella propria casa. In altri casi la popolazione locale ha trovato sistemazioni di fortuna, magari in piccole strutture di legno accanto alle abitazioni. La stessa sede comunale è stata costretta di nuovo a spostarsi. «Il Municipio era già inagibile e noi eravamo in uno stabile provvisorio», dice il sindaco. «Adesso siamo dovuti andare nella palestra».

I DANNI. La frazione di Santa Lucia è quella che conta più danni. Il paesino è stato sgomberato, per i residenti sono state montate delle tende anche se c’è il problema della convivenza tra nuclei diversi. Crolli anche nella frazione di Castiglione, in un edificio rurale. Per il resto, sono in corso verifiche e operazioni di messa in sicurezza da parte dei vigili del fuoco, con cornicioni e comignoli sotto osservazione. Alcuni edifici vetusti che si affacciano sul corso principale di Montereale, via Nazionale, appaiono transennati con il nastro bianco e rosso. In paese si prova a superare lo stress facendo una vita normale. Il forno di Marco Soccorsi continua a sfornare la rinomata pizza bianca per residenti, volontari, tecnici e curiosi del terremoto. Poco più in là, Vasilica raccoglie i pomodori dal suo orto che guarda il laghetto e le Ville del Piano. In attesa che le galline, forse spaventate pure loro dal terremoto, tornino finalmente a fetare.

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