Monticchio, petizione per riaprire la chiesa

15 Febbraio 2020

MONTICCHIO. Hanno aspettato pazientemente per anni sperando che i lavori prima o poi sarebbero ripresi. Ma visti i ritardi, per certi versi inspiegabili, hanno rotto gli indugi e con una petizione...

MONTICCHIO. Hanno aspettato pazientemente per anni sperando che i lavori prima o poi sarebbero ripresi. Ma visti i ritardi, per certi versi inspiegabili, hanno rotto gli indugi e con una petizione ora chiedono a chi di competenza tempi certi per la riconsegna alla comunità di Monticchio della chiesa parrocchiale. Questo pomeriggio il documento, che porta la firma di 280 persone, sarà consegnato anche all’arcivescovo cardinale Giuseppe Petrocchi (in occasione della visita pastorale) il quale non ha un ruolo nella ricostruzione del luogo sacro ma può, in qualche modo, autorevolmente appoggiare la “battaglia” dei fedeli di Monticchio.
La petizione è stata inviata all’architetto Stefano D’Amico, segretario regionale del ministero dei beni culturali (Mibact), alla dirigente della Soprintendenza, Alessandra Vittorini e al sindaco Pierluigi Biondi. «Vogliamo portare all’attenzione», è scritto nella petizione, «la situazione della chiesa di Monticchio i cui lavori post-sisma sono ingessati da un decennio. Ancora oggi le funzioni vengono celebrate in un container freddo d’inverno, rovente d’estate, che non ha le dimensioni adeguate per ospitare i fedeli nelle funzioni più sentite e che, togliendo spazio all’unica piazza del paese, la rende inutilizzabile per altri scopi sociali. La chiesa di San Nicola ha già subìto un primo intervento di consolidamento e messa in sicurezza. A oggi, al Segretariato, dovrebbe essere depositato il progetto definitivo di consolidamento e restauro, relativo alla chiesa e alla congregazione, per un importo pari a un milione già finanziato. Auspichiamo che questo inspiegabile stallo non porti al rischio concreto di perdita del finanziamento. Lo scopo della petizione è uno solo: ricreare le condizioni affinché la comunità di Monticchio non perda più di quanto ha già perso. Dopo il sisma, causa anche la lentezza della ricostruzione privata, ci stiamo inevitabilmente disgregando; non vogliamo e soprattutto non possiamo permettere che questo processo di frantumazione sociale continui perché siamo una piccola comunità, i ragazzi non hanno punti di incontro e gli anziani sono sfiduciati e soli. È necessaria un’inversione di tendenza ed è chiaro quanto sarebbe positivo e forte l’impatto che genererebbe la riconsegna delle chiavi del luogo di culto alla popolazione. Alla segreteria regionale Mibact chiediamo informazioni sullo stato attuale del progetto e dell’iter autorizzativo, sui tempi per la definizione del procedimento di gara, sui tempi di inizio e fine lavori. È passato troppo tempo; sentiamo di essere giunti a un punto di non ritorno; o veniamo ascoltati con il giusto spirito di iniziativa e di condivisione oppure ci troveremo nella inevitabile condizione di rubare la scena pubblica tentando l’impossibile pur di raggiungere il traguardo prefissatoci». (g.p.)