Morrone, incendio sottovalutato: ecco la nuova pista degli inquirenti

La montagna di Celestino V brucia da 21 giorni. Mentre l’Abruzzo continua a fare i conti con una lunga estate di fuoco, prosegue il lavoro della magistratura impegnata a tenere accesi i fari sui roghi che da settimane tengono in allerta uomini e mezzi. Nel mirino i due pennacchi di fumo lungo un sentiero segnalati lo scorso giovedì e ignorati
ROCCACASALE. Tre settimane di lotta contro le fiamme e una gestione che comincia a interrogare perfino la procura della Repubblica di Sulmona. Mentre l’Abruzzo continua a fare i conti con una lunga estate di fuoco, prosegue il lavoro della magistratura impegnata a tenere accesi i fari sui roghi che da settimane tengono in allerta uomini e mezzi.
Tra i fronti più preoccupanti c’è quello del monte Morrone, dove l’allarme è tornato a scattare negli ultimi due giorni, dopo che la situazione sembrava ormai sotto controllo. Sul tavolo della procura potrebbero finire alcuni file audio che metterebbero in evidenza la gestione dell'emergenza nonché le scelte operate dai Dos (Direttori operazioni spegnimento). Negli ultimi giorni tali figure non si sarebbero tenute al di fuori del perimetro dell'incendio come prevede la norma, ma all'interno, con evidenti conseguenze sulle direttive da impartire. Inoltre, nella mattinata di giovedì due pennacchi di fumo erano stati segnalati in un sentiero per poi essere di fatto sottovalutati o ignorati. Il fascicolo è stato aperto lo scorso 9 agosto, quando erano comparse le prime fiamme. Inizialmente gli inquirenti avevano ipotizzato sia l’origine dolosa sia una possibile mancata bonifica dopo il grave incendio del 2017, che aveva distrutto circa 1.200 ettari di bosco. Quel rogo, considerato doloso, non aveva però portato all’identificazione dei responsabili. A segnalare il ritrovamento di materiale carbonizzato era stato il direttore regionale della Protezione civile, Maurizio Scelli, che aveva definito l’area una «polveriera». L’ipotesi del dolo sembra tuttavia perdere consistenza. Secondo la Procura, l’incendio sarebbe partito da un punto irraggiungibile per qualsiasi piromane e non sarebbe stato trovato alcun innesco. L’attenzione degli investigatori si concentra quindi sulla gestione dell’emergenza e sulle attività svolte dopo il rogo del 2017. Al momento non risultano contestati reati né persone iscritte nel registro degli indagati. Nei giorni scorsi, però, il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona, Edoardo Mariotti, ha effettuato un sopralluogo sul fronte dell’incendio a Roccacasale, per verificare direttamente la situazione e mantenere alta l’attenzione dopo circa venti giorni di operazioni.Nel mirino dell’autorità giudiziaria, ci sarebbero soprattutto l’impiego delle risorse umane e finanziarie e l’entità dei danni provocati dalle fiamme.
Intanto sul Morrone la situazione resta complicata. Il fronte interessato dall’incendio si estende ormai per circa otto chilometri. Cinque mezzi aerei e ottanta uomini sono stati impegnati nelle operazioni di spegnimento e bonifica, in una vera e propria emergenza che si trascina da ventidue giorni. Per la giornata di ieri era stato disposto l’impiego cadenzato di Canadair ed elicotteri, in modo da garantire la continuità degli sganci ed evitare interruzioni proprio nelle ore considerate più critiche. Purtroppo il “piano” ha dovuto fare i conti anche con le altre emergenze. Alle 13 circa due Canadair sono stati dirottati nel territorio teatino e tutti gli sforzi si sono concentrati sul territorio di Roccacasale per mettere in sicurezza le abitazioni e evitare l'evacuazione. A complicare ulteriormente il lavoro delle squadre è stato però il vento, con raffiche fino a 80 chilometri orari. Una condizione in grado di alimentare rapidamente i focolai ancora attivi e spingere le fiamme verso nuove porzioni della montagna. Non aiutano neppure le temperature elevate di questo fine settimana, così come la presenza contemporanea di altri incendi sul territorio regionale che impone una gestione attenta dei mezzi aerei disponibili. Sul posto ha effettuato un nuovo sopralluogo anche il capo della Protezione civile regionale, Maurizio Scelli, che continua a seguire direttamente l’evoluzione dell’emergenza e il coordinamento delle operazioni. Alla luce delle attuali condizioni meteorologiche e dell’estensione del fronte, le possibilità di arrivare allo spegnimento definitivo appaiono al momento molto ridotte.
L'estensione del rogo ha portato le fiamme a minacciare il Colle delle Vacche che per il momento sembrerebbe salvo. A confermarlo è la sindaca di Pratola Peligna Antonella Di Nino. «Il nostro Rifugio al Colle delle Vacche resiste ancora una volta, per ora. Non ci è consentito salire perché non ci sono allo stato condizioni di sicurezza», ha spiegato la prima cittadina. Intorno alla struttura l’area è stata ripulita proprio per ridurre al minimo la presenza di materiale combustibile. Sul posto sono state inoltre posizionate delle cisterne, ma in questa fase ogni intervento deve necessariamente tenere conto della sicurezza di quanti stanno operando sul fronte dell’incendio. «La priorità va assolutamente data alla salvaguardia dell’incolumità degli operatori che da settimane incessantemente sono sul fronte del fuoco senza risparmiarsi», ha aggiunto Di Nino.
Intanto le istituzioni, a tre settimane dallo scoppio dell'incendio, tornano a fare il punto della situazione. Per le 10.30 è previsto un summit tra il presidente della Regione Marco Marsilio, il capo della Protezione civile regionale Maurizio Scelli e il sindaco di Roccacasale Enrico Pace. Un vertice per tracciare la rotta per uscire dall'incubo delle fiamme che da settimane sta flagellando la montagna. Gli ettari di bosco andati in fumo sono oltre 400. E non sono pochi.
