Morte sospetta, inchiesta sull’ospedale

6 Febbraio 2020

Vittima una 79enne di Corfinio. Il figlio si rivolge alla Procura: consegnati filmati e registrazioni di telefonate coi medici 

SULMONA. Muore in ospedale in circostanze da chiarire. Perché secondo il figlio ci sono responsabilità da parte del personale sanitario che l’ha avuta in cura. Tanto che la Procura di Sulmona ha aperto un’inchiesta per verificare le cause che hanno portato alla morte l’anziana. Si tratta di Teodora Vaccaro, 79 anni, di Corfinio, che da qualche mese era affetta da una pancreatica acuta. La donna è morta sabato nel reparto di terapia intensiva dove era stata trasferita da Medicina. La salma è a disposizione della magistratura in attesa dell’autopsia che dovrebbe svolgersi a giorni. La famiglia, e in particolare il figlio Antonio Gentile, ha affidato all’avvocato Alberto Paolini il compito di dimostrare che qualcosa, durante il periodo di degenza in ospedale, non sarebbe andata per il verso giusto. E per far valere le proprie ragioni Gentile ha messo a disposizione della Procura filmati e telefonate intercorse con i medici curanti dal mese di agosto dello scorso anno fino al 30 gennaio scorso, giorno del decesso della donna. Tutto ha avuto inizio alla vigilia di Ferragosto 2019 quando la donna ha accusato un malore. «Subito ci siamo precipitati in ospedale dove mia madre ha dovuto aspettare dalle 19 fino alle 2 di notte del giorno successivo, seduta su una sedia a rotelle prima di essere ricoverata nel reparto di chirurgia dove il 30 settembre è stata sottoposto ad intervento chirurgico al pancreas», racconta il figlio. Dopo l’intervento chirurgico, l’anziana è rimasta nel reparto di rianimazione fino al 27 novembre, per poi essere trasferita nuovamente nel reparto di chirurgia. «Nel frattempo sono venuto a conoscenza dal personale infermieristico che sul corpo di mia madre si era formata una piaga da decubito nella regione sacrale», prosegue Gentile, «il giorno 16 dicembre è stata dimessa ma l’ultimo giorno dell’anno mia madre ha iniziato nuovamente a vomitare. I medici mi hanno consigliato di trasferirla in una Rsa dove sarebbe stata seguita meglio. Il 3 gennaio, a seguito di un attacco febbrile, l’ho nuovamente portata in ospedale, dove è rimasta ricoverata fino al 13 gennaio, prima di essere dimessa nonostante la mia contrarietà in quanto la piaga da decubito sulla schiena si era aggravata aumentando di dimensioni. Tanto che il 20 gennaio scorso la guardia medica di Pratola Peligna alla quale mi ero rivolto, dopo un nuovo malore di mia madre, ha riscontrato un’infezione». Trasportata di nuovo in ospedale, la donna sarebbe rimasta per un giorno in pronto soccorso per poi essere ricoverata a Ortopedia per carenza di posti in Medicina. «Otto giorni di ricovero e infine il trasferimento in rianimazione dove è morta dopo due giorni», conclude il figlio, «voglio giustizia».
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