Morto per il freddo, l’amico finisce nei guai

13 Dicembre 2021

Chiusa l’inchiesta sul caso-Valletta. Il pm chiede il processo del 39enne accusato di omissione di soccorso

LECCE NEI MARSI. Dovrà comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare il 15 febbraio 2022 Biagio Paraninfi, il 39enne proprietario della Nissan Almera a bordo della quale la sera del 18 maggio dell’anno scorso viaggiava anche Cesidio Valletta (35) ritrovato senza vita in un canale del Fucino dopo quattro giorni. I due amici, entrambi di Lecce nei Marsi, la sera del 18 maggio erano rimasti coinvolti in un misterioso incidente stradale lungo Strada 26 tra le 19.30 e le 20. Chiusa la fase delle indagini preliminari, durate oltre un anno e mezzo, Paraninfi dovrà comparire davanti al gup. Per lui l’accusa è di omissione di soccorso nei confronti dell’amico (inizialmente gli veniva contestato l’omicidio stradale). Titolare del fascicolo d’inchiesta è il pubblico ministero Maurizio Maria Cerrato. Secondo le accuse della Procura avrebbe dovuto avvisare le autorità sulla presenza di un passeggero, così come previsto dal Codice della strada. Il 35enne, infatti, verrà ritrovato senza vita dopo quattro giorni di ricerche a circa 300 metri dal luogo in cui l’auto guidata dal 39enne sarebbe uscita fuori strada. Per il medico legale, Cristian D’Ovidio, la morte sarebbe sopraggiunta a causa di un malore: Valletta quella notte è rimasto immerso nell’acqua esposto a bassissime temperature. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il tecnico di radiologia si era allontanato volontariamente da casa dopo un diverbio con i familiari. Determinante ai fini delle indagini è stata anche la perizia eseguita sullo smartphone della vittima che ha permesso di stabilire che non si è mai allontanata dalla zona del sinistro. Subito dopo l’incidente risulterebbero alcune chiamate verso la madre e il padre, assistiti dall’avvocato Domenico Martinelli. Valletta telefonò un paio di volte anche a Paraninfi, prima di scrivergli su Whatsapp: «Ho freddo, vienimi a prendere». Sono le 10.40 e quella sarà l’ultima attività riscontrata sul telefono del 35enne. Paraninfi, attraverso il suo difensore Aldo Grilli, aveva fatto sapere di essere rimasto fino a tardi in pronto soccorso dove era arrivato con i suoi familiari allertati da un dispositivo installato sull’auto. (f.d.m.)
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