Nuova Legge sul fascismo, polemica in città

15 Settembre 2017

Critici alcuni commercianti: «Assurdo prevedere il carcere per chi espone cimeli del passato»

SULMONA. Sta provocando preoccupazione in città, e soprattutto tra i gestori di locali pubblici, la proposta di legge presentata dal parlamentare del Pd Emanuele Fiano, già approvata alla Camera, che vieta di esporre pubblicamente simboli che facciano riferimento al fascismo e al nazismo. In molti locali cittadini e dei paesi limitrofi, ma anche in aziende aperte al pubblico, sono esposte in bella vista cimeli e oggetti del Ventennio che ricordano esplicitamente quel periodo. Tra le persone che hanno sollevato il problema e che reputano la legge, “anacronistica e antidemocratica”, c’è la titolare di una fabbrica di liquori che nello spazio aperto al pubblico espone un’Aquila del fascio che ricorda la visita che Benito Mussolini fece a Sulmona, fermandosi a pranzo nel Ristorante Italia, il 22 agosto del 1923. «Mi sembra surreale che dopo 70 anni dalla caduta del fascismo il parlamento pensi ancora a imporre questi divieti che non hanno senso», afferma Elisa Di Giovanni del liquorificio Ovidio, «prevedere il carcere per chi espone oggetti del Ventennio è davvero assurdo. Quell’Aquila appesa al muro non credo rappresenti un’apologia dell’epoca fascista. Si tratta solo di una testimonianza storica che ricorda la visita a Sulmona di un personaggio che nel bene e nel male ha fatto la storia». Ma di fatto, facendo affidamento alla legge, la signora rischierebbe di finire in carcere. Sarà reato, infatti, anche richiamare pubblicamente la simbologia o la gestualità del partito fascista o nazionalsocialista in maniera inequivoca. La proposta di legge del Pd prevede l’introduzione nel codice penale dell’articolo 293 bis per punire «chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco». La pena prevista è tra 6 mesi e 2 anni con aggravante, se tutto questo viene attuato attraverso il web. «Qualsiasi cosa accada quei cimeli li lascio dove sono», rincara la dose il titolare del Ristorante Caldora di Pacentro, Carmine Cercone, «Il mio pensiero è rivolto al futuro e non al passato. Quei cimeli fanno parte del contesto del ristorante fin da quando l'ho aperto e nessuno ha mai protestato. Anzi sono stati oggetto di curiosità, anche per chi non condivide il fascismo». (c.l.)
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