Offese alla madre di Denise Pipitone, al via il processo contro un avezzanese

18 Marzo 2026

La bambina è scomparsa nel 2004 a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, all’età di quattro anni: Piera Maggio in aula

AVEZZANO. Due giorni fa l’inizio del processo dinanzi al giudice del tribunale di Avezzano, Francesca D’Orazio, che vede come parte offesa Piera Maggio, la madre della piccola Denise Pipitone, scomparsa nel 2004 a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, all’età di quattro anni. Il procedimento riguarda un’inchiesta per diffamazione aggravata per una serie di commenti pubblicati su YouTube nel settembre 2021, da Alberto Genovese, residente ad Avezzano. Nel corso dell’udienza, il giudice ha ascoltato Piera Maggio e il compagno Pietro Pulizzi nell’ambito dei contenuti offensivi a mezzo social a cura dell’imputato. Le carte acquisite nel corso delle indagini rivelano affermazioni volte a ledere l’onore e il prestigio della coppia. La Maggio, stando a quanto compare nel capo d’imputazione, viene descritta dall'imputato come "orchessa" e "vera strega".

Tra le frasi più pesanti figurano insinuazioni su una presunta incuria materna. «Questa bambina era sola in strada. I servizi sociali gliel’avrebbero tolta comunque», riferendosi a Denise. Emergono perfino ipotesi infamanti sulla sparizione della figlia, suggerendo che i Maggio avrebbero potuto averla venduta. Il clou dell’aggressione verbale quando l’imputato ha messo in dubbio la moralità della donna, affermando che «non sa neanche lei chi sono i padri dei suoi figli» e invocando la necessità di una «perizia psichiatrica». Pietro Pulizzi è stato invece definito come «un infame, un ex padre che fa vomitare» e un «mollusco sottomesso alla sua amante», in un crescendo di insulti che ha coinvolto, per riflesso, la memoria e la dignità della stessa Denise, definita «figlia di pezzenti».

Addirittura l’imputato evoca la figura di Matteo Messina Denaro. «Lui è un tipo che si occupa di cose serie, mica della figlia di due squinternati». Il caso, di cui è territorialmente competente il Tribunale di Avezzano – luogo in cui l'imputato ha commesso il reato – sottolinea il lato oscuro del dibattito social attorno ai grandi casi di cronaca nera. Le aggravanti contestate riguardano sia l’attribuzione di fatti determinati sia l’uso del mezzo pubblicitario, in ragione della vastissima eco prodotta da un social come YouTube. Genovese nel procedimento a suo carico è difeso dall’avvocato Gianni Paris. L’udienza è stata rinviata al prossimo 18 settembre.

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