Opera d’arte sparita dal convento: avviata un’indagine internazionale

Si muove lo speciale Nucleo tutela del patrimonio culturale dei carabinieri per ricostruire la vicenda Secondo alcuni documenti storici il trittico fu rubato, oggi si trova in un deposito del museo di Londra
L’AQUILA. È stata avviata un’indagine dei carabinieri per cercare di ricostruire la storia del trittico dipinto a tempera, di Niccolò da Foligno, rappresentante Gesù morto in croce. L’opera d’arte sparita dal convento della monache di Santa Chiara all’Aquila si trova attualmente nel museo di Londra. In particolare, i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale dell’Aquila, guidati dal capitano Manuel Currieri, stanno cercando di ricostruire il percorso che l’opera può aver compiuto dall’Aquila fino alla capitale del Regno Unito e soprattutto vogliono capire se è possibile recuperare il trittico. Un compito non facile visto che, in questo caso, ci si scontra con normative di un altro Paese, dove i concetti di proprietà privata e proprietà statale sono diversi dai nostri. Ma l’opera è stata rubata o regolarmente venduta? A questa e ad altre domande stanno cercando di rispondere i carabinieri dello speciale nucleo. Il particolare non è di poca rilevanza visto che esiste una normativa ben precisa nel caso di opere uscite dai confini nazionali illegalmente rispetto a quella di opere d’arte cedute legalmente.
LE TRACCE DI STORIA
Lo storico aquilano Fulvio Giustizia ha segnalato la testimonianza di un aquilano illustre, Giuseppe Rivera, che ha raccontato più di un secolo fa una vicenda che a fine Ottocento fece molto scalpore in città. Racconto che avvalora la tesi del furto. «Le monache di Santa Chiara povera» scriveva Giuseppe Rivera «possedevano un pregevolissimo trittico dipinto a tempera, di Niccolò da Foligno, rappresentante Gesù morto in croce con altre pietose scene. Esso si esponeva annualmente in chiesa al passaggio della processione del Corpus Domini. Ma in seguito alla legge sulle Corporazioni religiose promulgata nelle province napoletane il 17 febbraio 1861, non solo non più si espose al pubblico ma non se ne ebbe più notizia. E ciò, nonostante le attive e incessanti indagini dell’autorità giudiziaria nei confronti del Demanio a cui doveva essere passata la proprietà. Dopo più di venti anni», continua Rivera, «nei quali non si era mai cessato di parlare della misteriosa scomparsa di questo prezioso dipinto, si ebbe notizia che esso si trovava al museo di Londra, senza sapere però come vi fosse arrivato. Nel 1886 per le nuove e più dirette indagini dell’autorità giudiziaria si apprese che il trittico nel 1881, dopo la morte del vescovo monsignor Filippi, era stato venduto a Roma da un personaggio non ben identificato per 6.500 lire all’antiquario Alessandro Castellani il quale l’anno dopo lo aveva ceduto per 30.000 lire (circa 130.000 euro di oggi) a un inglese che lo acquistò per conto del museo di Londra. Per Fulvio Giustizia «il trittico del Niccolò risulta chiaramente rubato dal luogo di culto del convento aquilano della Beata Antonia e quindi va restituito all’Aquila e alle Clarisse».
LE NORME
Il fenomeno della sottrazione dei beni culturali ai patrimoni dei Paesi di origine è un problema antico, come il suo conseguente obbligo di restituzione. La legislazione internazionale, vista l’importanza e la diffusione planetaria del problema, se ne è interessata ripetutamente, adottando varie convenzioni: per proteggere i beni culturali in caso di conflitto armato attraverso la Convenzione Unesco dell’Aja del 1954; per impedire la loro illecita importazione, esportazione e trasferimento con la Convenzione Unesco di Parigi del 1970; per ottenere la restituzione dei beni culturali rubati o illecitamente esportati sottoscrivendo la Convenzione Unidroit del 1995; e infine per garantire la tutela del patrimonio archeologico da sfruttamenti illeciti stilando la Convenzione Unesco di Parigi 2001 e la Convenzione del Consiglio d’Europa di Londra 1969. A livello nazionale, invece, è l’articolo 75 del Codice dei Beni culturali che regola la materia della restituzione dei beni usciti illegalmente dal nostro territorio.
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