Ordigno bellico trovato vicino a un cassonetto

Il proiettile proveniva probabilmente da qualche abitazione ristrutturata La polizia indaga per scovare chi lo ha trasportato lì nel corso dell’altra notte
SULMONA. L’hanno trovato vicino ai cassonetti dei rifiuti lungo il rettilineo che da Sulmona conduce all’Abbazia celestiniana. Qualcuno l’aveva lasciato lì nella notte, per liberarsi di un oggetto molto pericoloso. A fare la scoperta dell’ordigno è stato un operaio del Cogesa, l’azienda partecipata che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, quando è arrivato sul posto per caricare i rifiuti del giorno prima così come avviene ogni giorno. Adagiato sul terreno e seminascosto dall’erba l’operaio ha notato subito un proiettile dalle grandi dimensioni e ha prontamente avvisato la sede di lavoro da dove è partita la telefonata al 113. Un colpo di cannone carico, di 75 cm di diametro, di fabbricazione italiana risalente alla seconda Guerra Mondiale, perfettamente funzionante. Sul posto, a poche centinaia di metri dalla maestosa abbazia celestiniana, sede del Parco nazionale della Majella e dei Beni culturali, sono arrivati gli agenti della volante i quali, insieme agli agenti della Polizia municipale hanno provveduto all’immediata chiusura della strada bloccando tutte le auto in entrata e in uscita dalla frazione della Badia. Subito dopo le 13 sono arrivati gli artificieri da Pescara che dopo aver messo in sicurezza l’ordigno all’interno di una cassa di legno, lo hanno caricato sul furgone per trasportarlo in un luogo isolato e farlo brillare.
Sulla vicenda la polizia ha avviato delle verifiche per cercare di risalire al responsabile che ha lasciato il pericoloso ordigno, perfettamente efficiente, vicino ai cassonetti dell’immondizia senza pensare alle possibili conseguenze che si sarebbero potute verificare se il grosso proiettile fosse finito nelle mani di qualche persona sprovveduta o spregiudicata.
Secondo la polizia, l’ordigno che era in un buono stato di conservazione, era stato custodito per anni in qualche fondaco o cantina. E sarebbe stato ritrovato, molto probabilmente, nel corso della ristrutturazione della casa, dallo stesso proprietario o dalla ditta esecutrice dei lavori, i quali per evitare il possibile blocco dei lavori o di dover dare spiegazioni sulla provenienza, hanno preferito liberarsene in quel modo. Casi simili sono avvenuti nel post sisma all’Aquila.
Claudio Lattanzio
©RIPRODUZIONE RISERVATA

