Palazzo Federici, scrigno di storia

L’immobile che il ministero della Cultura vuole acquisire è un edificio-simbolo
L’AQUILA. La possibilità che Palazzo Federici possa essere acquistato per “diritto di prelazione” dal ministero della Cultura (l’ultima parola spetta al Tar chiamato in causa da due società private che, a loro volta, vorrebbero comprarlo) riporta in primo piano la storia di un edificio nato negli anni Trenta del secolo scorso sulle “ceneri” di Palazzo Gigotti. Un’operazione che servì a creare gli attuali Portici nel quadro di un rinnovamento urbanistico voluto dal regime fascista. C’è un libro documentatissimo di Paola Maiezza che s’intitola “Aquila moderna, progetti e interventi nella prima metà del XX secolo” che ricostruisce le trasformazioni urbane nel periodo compreso tra la fine degli anni Venti e i primi Quaranta. “L’opera di rinnovamento”, scrive Maiezza, “iniziata già a fine Ottocento, trovò” negli anni del Regime “il suo momento di massimo sviluppo, a conferma dello stretto connubio tra urbanistica e politica che aveva contraddistinto il Regime stesso. La politica, dunque, secondo una dinamica caratteristica del fascismo, si legò strettamente all’urbanistica dando avvio, tramite consistenti investimenti sia pubblici che privati, a una serie d’interventi di demolizione e ricostruzioni che avrebbero dato un nuovo volto alla città. Accanto al tracciamento di nuove strade, frutto di una logica funzionalista volta a rendere carrabile il nucleo antico, s’inseriscono operazioni di sostituzione edilizia, di introduzione di nuove tipologie e di rettificazione degli irregolari allineamenti stradali. Con la demolizione di Palazzo Gigotti (1932), all’angolo con piazza Duomo, venne completato il sistema porticato che, iniziato con la riedificazione dell’isolato del Real Liceo, collega la piazza coi Quattro Cantoni”. Palazzo Federici ha ospitato negli anni, tra l’altro, la sede del Circolo Aquilano e il Cinema Imperiale. (g.p.)

