Palazzo Margherita rinascerà in primavera
Concluso il recupero strutturale dell’edificio, mancano gli impianti e il consolidamento della torre
L'AQUILA. Quattro mesi di lavoro ancora e Palazzo Margherita sarà pronto per la riconsegna alla città. Ma per sapere, con esattezza, la data dell’inaugurazione, prevista indicativamente a primavera, bisognerà attendere l’esito del confronto tra Comune, Soprintendenza e vigili del fuoco sugli impianti termici e l’approvazione della variante al progetto, nella sua versione definitiva. Finora di date presunte per il taglio del nastro ne sono state elencate molte. Tutte puntualmente slittate, complice anche l’emergenza Covid. Adesso si stringe, con l’amministrazione comunale che sta già pensando alla cerimonia ufficiale. Il palazzo, nel XVI secolo, fu restaurato dagli aquilani quando Margherita d’Austria entrò in città da governatrice. Da allora, porta il suo nome.
LAVORI TERMINATI. A dettare la scaletta delle tempistiche è Mario Di Gregorio, già responsabile del procedimento, tornato da settembre a rivestire l’incarico di Rup. «I lavori di consolidamento e rifacimento strutturale sono terminati», afferma Di Gregorio, «ma sussiste un problema relativo agli impianti tecnologici, in quanto per il riscaldamento e raffrescamento degli ambienti era prevista una pompa di calore centralizzata, che funziona con sonde geotermiche da installare alla sommità dei pali di fondazione. In seguito ai ritrovamenti archeologici, che sono diffusi alla base del palazzo, è stata esclusa la possibilità di intervenire sulle fondazioni e si è tornati al metodo “tradizionale” della caldaia alimentata a metano. Con Soprintendenza e vigili del fuoco stiamo individuando un locale dove posizionare la centrale termica, al quale dev’essere garantito un collegamento con l’esterno».
SULLA TORRE. Per completare l’opera mancano solo impianti e finiture, oltre all’intervento sulla torre civica, sovrastata dall’orologio che ha scandito per secoli il ritmo di vita degli aquilani. «All’interno della torre», spiega Di Gregorio, «va montato un telaio di acciaio, pernato alle murature, che consentirà il consolidamento della struttura, che ha subìto una rotazione nel corso del tempo, e sarà di sostegno alla scala metallica interna di accesso all’orologio». A opera conclusa si potrà dire, con certezza, quando Palazzo Margherita, che ospiterà la sede di rappresentanza del Comune, aprirà di nuovo le porte alla città. «Indicativamente a primavera prossima», dice Di Gregorio.
LA VARIANTE. La variazione del progetto riguarda anche la torre civica dove, a causa dello spostamento progressivo registrato finora, andrà effettuato un adeguamento strutturale molto più incisivo di quanto rilevato nel primo progetto. Sarà in coerenza con il progetto iniziale, invece, l’adeguamento della parte più ampia del palazzo, dove sono stati realizzati due corpi scala per collegare il piano terra con il primo e secondo piano. A inizio 2020 è stata approvata una variante in corso d’opera per realizzare alcune modifiche come lo spostamento della sala consiliare, inizialmente localizzata al secondo piano, che è stata riportata al primo piano, nei locali che ospitano l’affresco del pittore aquilano Fulvio Muzi. L’importo complessivo dell’opera, eseguita dall’aquilana Digimastri e dalle campane Samoa e Sepe, è di 11 milioni e 200mila euro.
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