Pentimento e recupero dietro le sbarre

10 Marzo 2017

Progetto di rieducazione della Asl per 200 detenuti che devono scontare pene dai 20 ai 30 anni

SULMONA. Il carcere come occasione di pentimento, recupero e riscatto per 200 detenuti di “massima sicurezza”, che hanno partecipato a una serie di incontri curati dalla Asl. I reclusi, tutti con pene da scontare dai 20 ai 30 anni, molti dei quali con trascorsi in organizzazioni criminali come mafia, n’drangheta, camorra e sacra corona unita, sono stati introdotti in un percorso di recupero interiore. Per cinque mesi i detenuti sono stati guidati alla scoperta del perdono e della conciliazione, grazie a un progetto pilota avviato dal Centro di salute mentale della Asl, primo nel suo genere nelle carceri abruzzesi. Il ciclo di riabilitazione si è articolato in confronti “front office” (nel teatro del carcere) con 200 reclusi. Incontri che si sono svolti tra grandi misure di sicurezza. L’iniziativa è stata un’autentica “scossa emotiva” per gli ospiti del penitenziario perché sono stati condotti lungo un percorso molto difficile, finalizzato a favorire una revisione critica degli errori compiuti. Un processo che ha aperto negli animi degli ospiti della casa circondariale squarci di pentimento, momenti di forte coinvolgimento e, in alcuni casi, il desiderio di incontrare i familiari delle vittime. Promotore del progetto è stato Vittorio Sconci, direttore del Dipartimento salute mentale della Asl, mentre la coordinatrice è stata la psicoterapeuta Stefania Ricciardi. Il percorso di introspezione, con psicoterapeuti ed educatori, ha preso spunto dallo storico evento della Riconciliazione, intervenuta in Sudafrica e nel Ruanda, nei primi anni ’90, in seguito ai drammatici eventi dell’apartheid e del genocidio etnico. Stragi dopo le quali furono avviate iniziative legali che portarono, in alcune circostanze, alla riconciliazione tra autori dei crimini e familiari delle vittime. L’obiettivo dell'iniziativa Asl, supportata dai vertici del penitenziario, è stato proprio quello di cogliere l’essenza di questa importante circostanza storica del Sudafrica e di calarla all’interno del carcere peligno. Uno degli incontri con i detenuti, tenuto da Stefano Cera, consulente familiare, ha riguardato la responsabilità verso il prossimo, mentre il terzo, con relatore Franco Picini, si è incentrato sulla felicità, considerata dal punto di vista del buddismo. Il progetto verrà riproposto nel carcere di Avezzano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA