Persone intossicate, esclusa la mandragora

Per la Regione Campania è lo stramonio la causa dell’avvelenamento degli spinaci arrivati dal Fucino
LUCO DEI MARSI. È lo stramonio – e non la mandragora – il responsabile dell’intossicazione di almeno otto persone in Campania dopo aver consumato spinaci. L’episodio risale ai primi giorni del mese di ottobre. Lo ha affermato il presidente della commissione Agricoltura della Regione Campania, Francesco Emilio Borrelli, nel corso di un’audizione sulla sicurezza agroalimentare, convocata pochi giorni dopo gli episodi di intossicazione, nella quale sono intervenuti anche il direttore dell'Istituto zooprofilattico, il presidente dell’Osservatorio regionale sicurezza alimentare, il direttore dell’Orto botanico di Napoli, le associazioni dei consumatori della Campania, le organizzazioni di categoria e i rappresentanti del Centro agroalimentare di Volla. «Dalle analisi compiute è emerso che sicuramente l’avvelenamento è stato di origine vegetale», ha esordito il direttore dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, Gennaro Limone. «Si è trattato di una partita di spinaci contaminati provenienti da Avezzano, probabilmente da una coltura a campo aperto. Di fronte al verificarsi di questo allarme, c’è stata un’importante reazione di filiera per isolare la partita, ricostruire la sua catena distributiva e prevenire ulteriori casi. Ovviamente quanto avvenuto non compromette, per il futuro, la sicurezza del prodotto alimentare. Per quanto riguarda il nostro istituto, provvederemo a pubblicare sul sito internet le immagini delle più comuni piante che possano essere responsabili di avvelenamenti». La ricostruzione della catena di distribuzione da parte del Nas di Napoli aveva portato i militari in un’azienda di Luco dei Marsi che produce e commercializza spinaci. Stando a quanto ricostruito dal Nas, l’azienda marsicana aveva commercializzato a una società di Volla (provincia di Napoli) sei bancali di spinaci, della varietà sioux, pari a 1.153,84 chili definendoli “prodotto grezzo da lavorare”. Tuttavia le analisi effettuate su ortaggi appartenenti allo stesso lotto avevano dato esito negativo per la mandragora. Ma per Borrelli, «l’origine della problematica è stato lo stramonio e non la mandragora». A differenza della mandragora rispetto alla quale la Regione Abruzzo ha annunciato un monitoraggio per rilevare l’eventuale presenza della pianta velenosa nel Fucino, lo stramonio cresce in abbondanza nella piana. Nel luglio del 2014 un anziano di Celano e il figlio finirono in ospedale per un’intossicazione proprio causata dalla pianta velenosa detta anche erba del diavolo. Il pensionato aveva raccolto la verdura dall’orto per condire la pasta. Dopo pranzo i due avevano accusato malori, senso di spossatezza e allucinazioni, con l’anziano che era finito in terapia intensiva.
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