È Nicolò Galantini l’Unabomber d’Abruzzo: «Tutto quello che voglio fare è illegale»

Seguitissimo sui social, il 25enne di Tortoreto spiegava come fabbricare armi. Sequestrati coltelli, passamontagna, munizioni e fertilizzanti
L’AQUILA. Sfruttava i più potenti mezzi tecnologici a sua disposizione per istruire e istigare altri utenti a compiere attentati in tutto il mondo, così da riportare l’umanità ai primordi della società preindustriale. Al punto da arrivare a produrre una moltitudine di contenuti social – poi condivisi da centinaia di migliaia di follower – in cui forniva indicazioni per fabbricare armi da fuoco e da taglio mediante il ricorso a una semplice stampante 3D. Dei veri e propri tutorial, comprensivi di manuali scaricabili, che contemplavano l’assemblaggio dei componenti di coltelli e pistole di vario tipo, senza tuttavia disdegnare la fabbricazione di ordigni artigianali da utilizzare contro i simboli del progresso tecnologico: data center e società di gestione patrimoniale e d’investimento americani.
Ovvero le punte dell’iceberg di un sistema da lui ritenuto responsabile, a suo tempo, della deriva depressiva cui sarebbero caduti vittime gli stessi nativi americani, surclassati dall’avvento della tecnologia e indotti così a rifugiarsi nel consumo di alcol e droghe, una volta vistisi definitivamente privati di quello stesso stato di natura. Scenari a volte farneticanti se si leggono attentamente le 26 pagine d’ordinanza. Il tutto ispirato alle “gesta” di Theodore John Kaczynski, conosciuto con il soprannome di Unabomber, l’anarco-terrorista statunitense condannato all’ergastolo per aver inviato, tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’90, una serie di pacchi esplosivi capaci di mietere tre vittime e oltre 20 feriti.
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