Poche telecamere, assenteisti in salvo

Impossibile verificare se i dipendenti comunali si spostavano da una sede all’altra. Solo 9 nei guai
SULMONA. Quando nell’ottobre del 2016 la Finanza annunciò con un comunicato che su 130 dipendenti comunali 49 erano sotto inchiesta per assenteismo, il Comune di Sulmona finì sulle cronache nazionali non proprio come modello di efficienza e di operatività. Per tre mesi le telecamere istallate dai finanzieri ripresero tutti i movimenti in entrata e in uscita dei dipendenti dalle due sedi comunali immortalando anche i presunti episodi in cui impiegati e dirigenti si sarebbero assentati dal lavoro o avrebbero timbrato al posto dei colleghi. Indagini, però, che allo stato dei fatti si sono rivelate di fragile consistenza tanto che quasi tutti i dipendenti finiti sotto la lente d’ingrandimento dei finanzieri sono riusciti a dimostrare che le prove raccolte nei loro confronti potevano essere facilmente smontate. Le telecamere infatti sono state posizionate per un primo periodo a palazzo San Francesco per poi essere smontate e rimontate nella sede distaccata dell’ex caserma Pace vanificando in questo modo la possibilità di verificare se i dipendenti che uscivano dalla sede distaccata lo facevano per recarsi in quella centrale oppure se abbandonavano il proprio posto di lavoro per recarsi a fare la spesa o per faccende personali. Inoltre, l’occhio delle telecamere controllava solo l’entrata principale del Comune mentre tutte le uscite laterali e quella che porta alla Rotonda di San Francesco erano prive di controllo. Questi e altri particolari, come l’assenza di un codice specifico che accertasse l’uscita per servizio dalle sedi distaccate, hanno permesso alla quasi totalità dei dipendenti di venir fuori dall’inchiesta penale praticamente indenni. Solo per 9, infatti, la Procura ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio, perché solo per loro sono state raccolte prove tali da poter sostenere le accuse. (c.l.)
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