Polizia municipale scattano i primi tre trasferimenti

19 Giugno 2021

SULMONA. Arrivano i primi trasferimenti per i vigili urbani che hanno chiesto la mobilità. Da pochi giorni tre agenti hanno smesso la divisa per prestare servizio negli uffici di Palazzo San...

SULMONA. Arrivano i primi trasferimenti per i vigili urbani che hanno chiesto la mobilità. Da pochi giorni tre agenti hanno smesso la divisa per prestare servizio negli uffici di Palazzo San Francesco. A dire il vero solo due resteranno a Sulmona: l’ex vice comandante Maurizio Paolini ha lasciato la scrivania nella stanza attigua a quella del comandante Leonardo Mercurio per trasferirsi al primo piano del Comune, al settore Urbanistico. Il collega Claudio Ferretti ha invece trovato posto, nell’ufficio del personale. Il terzo trasferimento riguarda l’agente Emiliana Leardi che da una settimana presta servizio negli uffici dell’Aci di Chieti. In attesa di trasferimento in altro settore restano ancora quattro vigili urbani che avevano fatto richiesta di mobilità. Nel frattempo va avanti la vertenza sulla nomina del comandante Leonardo Mercurio sulla quale adesso incombe anche un ricorso al Tar. Il clima all’interno del corpo di polizia locale resta comunque tesa in vista del consiglio comunale che si riunirà lunedì proprio per esaminare le interpellanze presentate sulla vicenda della polizia locale dalle consigliere d’opposizione, Roberta Salvati ed Elisabetta Bianchi, le quali hanno chiesto al sindaco di conoscere le ragioni che hanno portato al rinnovo dell’incarico a Mercurio, nonostante il parere decisamente contrario dei sindacati. Altro argomento all'ordine del giorno nel consiglio comunale di lunedì prossimo sarà il Cogesa e le osservazioni fatte dai giudici contabili della Corte dei Conti sul passaggio dall’amministratore unico al consiglio di amministrazione composto da tre membri. Secondo il Cogesa e il Comune di Sulmona nonché la maggior parte dei Comuni soci, la scelta di passare a un cda al posto di un amministratore unico, sarebbe stata dettata dal voler garantire «un’adeguata rappresentatività territoriale» e da una «notevole complessità organizzativa», dovute alla crescita della componente societaria. Secondo i giudici contabili, invece «non vi è alcuna garanzia che un cda costituito da 3 membri sia effettivamente in grado di garantire un’adeguata rappresentatività territoriale la quale, di per sé, trova nell’assemblea dei soci e non in un organo amministrativo collegiale (deputato alla gestione), la sua massima espressione». (c.l.)
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