Prevenzione terremoti, allarme dei geologi

14 Aprile 2019

Il presidente Peduto: «A dieci danni dal sisma che sconvolse L’Aquila tante questioni irrisolte»

L’AQUILA. «A dieci anni dal sisma che sconvolse L’Aquila continuiamo a registrare tante questioni irrisolte. L’Aquila, ma più recentemente anche Amatrice e Ischia, sembrano non aver insegnato nulla: anche se, nel tempo, alcune cose importanti sono state fatte, di terremoto in Italia si continua a morire e forse rischio sismico e prevenzione avrebbero meritato maggiore centralità». Queste le parole di Francesco Peduto, presidente del consiglio nazionale dei geologi, aprendo la conferenza stampa “L’Aquila dieci anni dopo: criticità e prospettive” che si è svolta nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica.
«Il terremoto del 2009 ha avuto un impatto sociale ed economico enorme, ha messo in ginocchio un intero territorio che stenta a riprendersi. E poi c’è da considerare che in alcuni centri storici dell’aquilano la ricostruzione procede ancora con estremo rilento e le macerie sono ancora lì». Così il presidente dell’Ordine dei geologi regionale Nicola Tullo ricordando il sisma che ha colpito l’Abruzzo dieci anni fa. «Questa volta, dopo la tragedia dell’Aquila», spiega Tullo, «qualcosa è cominciata a cambiare, anche se lentamente e con molta fatica, sono stati avviati i primi passi verso una politica di prevenzione per la riduzione del rischio sismico. E l’evento per quanto drammatico ha costituito un’occasione straordinaria di ricerca scientifica e tecnologica che ha coinvolto tutta la comunità nazionale e internazionale delle Scienze della Terra», conclude il geologo abruzzese.
Le conclusioni della conferenza stampa di Peduto: «Ancora oggi, tuttavia, in Italia manca una pianificazione. Ovvero un progetto complessivo fatto di interventi strutturali per mettere in sicurezza il costruito, definendone le priorità e le azioni sinergiche per disseminare conoscenza e consapevolezza tra i cittadini, che ancora non percepiscono il rischio sismico in tutta la sua serietà, per favorirne best practices e perseguire davvero l’auspicata ‘prevenzione civile’ che continua ad essere solo un auspicio».
Queste tematiche sono state anche al centro di un convegno che si è svolto tre giorni fa all’Auditorium dell’Università “D’Annunzio” di Chieti. Il convegno è stato un’occasione per fare il punto sulle attività geologiche svolte dopo questo evento sismico e per illustrare le esperienze, gli studi eseguiti e le criticità riscontrate fino ad oggi.
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