Prigioniero in casa in attesa del tampone

Il calvario di un poliziotto asintomatico bloccato da oltre un mese: il vero virus è la burocrazia
SULMONA. Chiuso in casa da oltre un mese, come uno dei tanti detenuti del carcere dove lavora, in attesa che il suo corpo si liberi dal virus che gli ha cambiato la vita. È la storia di Valter Ficorilli uno degli asintomatici che sta aspettando con trepidazione la fine del percorso di negativizzazione per far ritorno a una vita normale. Un vero e proprio calvario che sta vivendo con grande dignità, dormendo all’esterno dell’abitazione, in una piccola baracca che viene sanificata ogni mattina. «Sono o non sono guarito»si chiede l’agente di polizia penitenziaria ancora in attesa di conoscere l’esito del primo tampone di controllo a cui è stato sottoposto solo qualche giorno fa. Dal 27 marzo, giorno in cui è risultato positivo, sono passati esattamente 31 giorni e lui, ancora oggi, attende una risposta come pure gli altri 37 pazienti in isolamento domiciliare residenti a Sulmona e nel comprensorio peligno. «L’ambiente a casa è quello che è ed io sono stato costretto ad uscire fuori e vivere all’esterno, cercando il modo migliore di organizzare la giornata. La mia fortuna è che ho il viale, per fare su e giù, passando le giornate», esordisce Valter che spiega di aver sentito la vicinanza del medico di base e del sistema sanitario per il controllo della temperatura corporea ma il vero problema è stato quello dei tamponi di controllo». «Devo ringraziare la presidente del Tribunale della Salute, Catia Puglielli, «prosegue il poliziotto penitenziario, «che si è impegnata per poter sbloccare la situazione dei tamponi a domicilio. Ora sto aspettando l’esito del primo tampone e poi ce ne sarà un altro. Ma lo stesso discorso vale per i miei familiari. Mancava un protocollo, che è stato firmato solo domenica scorsa». Valter spera che la situazione si possa risolvere anche per i suoi cari i quali, al momento non sanno se sono positivi o negativi. Quanto alla solidarietà e al lato umano, che non sono mancati, l’agente spende una parola di ringraziamento per tutti soprattutto per i suoi colleghi di lavoro. «Gli amici e i colleghi con videochiamate mi sono stati vicini anche il direttore, Sergio Romice, mi chiama per conoscere le mie condizioni. Il mio grazie va anche alla comandante Sarah Brunetti per la sua vicinanza. Della situazione è stata informata anche la consigliera regionale, Antonietta La Porta, in merito ai fatti che stavano accadendo. E credo che il vero virus della nostra società sia la burocrazia che va sconfitta». (c.l.)
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