Protezione civile, un libro sulla tragedia dell’Aquila

Prima dello scoppio dell’emergenza virus era stata completata una trilogia Non è in commercio per ora, ma può essere scaricata gratuitamente dal sito
L’AQUILA. Prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 la Protezione civile nazionale aveva completato una trilogia (tre volumi che non sono in commercio ma possono essere scaricati gratuitamente dal sito) dal titolo “Fate Presto-le emergenze nelle prime pagine”.
I tre libri ripercorrono le vicende, tragiche, che hanno segnato la vita di numerose comunità italiane negli ultimi decenni, a partire dal terremoto dell’Irpinia del 1980. Ogni evento viene ricostruito attraverso quattro diverse chiavi di lettura: gli articoli apparsi sui principali quotidiani, nazionali e locali, nei primi 6-10 giorni; gli atti parlamentari; l’analisi dei tecnici e dei ricercatori scientifici.
L’AQUILA 2009. Il terremoto dell'Aquila prende grande spazio nel terzo e ultimo volume. Ecco come viene “inquadrato” l’evento di 11 anni fa: “L’Aquila, posta nell’area epicentrale, subisce danni gravissimi: circa un quarto del patrimonio abitativo risulta inagibile. Si contano circa 1500 feriti e 309 vittime, concentrate soprattutto nel capoluogo e nella frazione di Onna. È la prima volta, dopo la catastrofe sismica calabro-messinese del 1908, che una città viene così duramente colpita. La scossa provoca, oltre ai danni ai fabbricati e al patrimonio storico monumentale, un fortissimo impatto sociale, economico e culturale. La sequenza sismica è proseguita con moltissime repliche, interessando un’area che si estende per oltre 30 chilometri in direzione Nord-Ovest-Sud-Est, parallelamente all’asse della catena appenninica, lungo la valle del fiume Aterno. La replica più forte, registrata alle 19,47 del 7 aprile 2009 (5,3), interessa il settore più meridionale dell’area aquilana, in prossimità di San Martino d’Ocre, Fossa, San Felice d’Ocre. Il 9 aprile un nuovo forte evento di magnitudo 5,1 si localizza, invece, a Nord dell'Aquila, verso il lago di Campotosto. La notevole diffusione e gravità del danno, in particolare lungo la media valle dell’Aterno, è certamente determinata dalla magnitudo, particolarmente elevata, dalla presenza in alcuni casi di condizioni geologiche che hanno amplificato il moto del terreno, ma è stata favorita soprattutto dalle caratteristiche del patrimonio edilizio, estremamente vulnerabile, costituito da edifici di pessima qualità sia per i materiali utilizzati che per l’assenza di interventi di recupero o ristrutturazione soprattutto nei centri storici, molti abbandonati»..
PRIMI INTERVENTI. Così vengono ricordati i momenti in cui scattarono i soccorsi: “Alle ore 4 del 6 aprile 2009 è stato immediatamente convocato il Comitato operativo della Protezione civile, presieduto da Guido Bertolaso, al quale hanno partecipato tutti i rappresentanti delle componenti e delle strutture operative di Protezione civile. Il Comitato si è riunito alle ore 4,40. Nel corso delle prime ore della mattinata sono partiti nove nuclei di Protezione civile diretti nelle località maggiormente colpite, e sono state attivate le colonne mobili dei Vigili del fuoco da tutte le Regioni italiane, ad eccezione, per ovvie ragioni, di Sicilia e Sardegna. Sul posto è stata istituita la Direzione comando e controllo nella sede della scuola della Guardia di finanza. Alle ore 7,30 è stata effettuata una prima ricognizione in elicottero, sulle aree interessate, dallo stesso Bertolaso, accompagnato dal vicecapo della Polizia, dal commissario della Croce Rossa, dal capo dei Vigili del fuoco e da un ulteriore team del Dipartimento Protezione civile, e sono stati attivati i primi interventi di assistenza alla popolazione così drammaticamente colpita. Sono quindi partite le colonne mobili di Lazio, Umbria, Molise e Marche, e sono state attivate quelle della Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia e Veneto. Alle 15 risultavano operativi 500 volontari delle associazioni nazionali di Protezione civile, ma già entro la serata del 6 aprile 2009 sono state raggiunte le mille unità impegnate. A queste naturalmente si sono aggiunti i volontari delle singole colonne mobili regionali”.
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