Quegli affreschi in rovina nella chiesetta del Castello

Appello dal borgo di Pescomaggiore per salvare l’edificio sacro e le antiche opere Alcune risalgono alla seconda metà del Duecento, altre tra il XV e il XVI secolo
L’AQUILA. Il borgo di Pescomaggiore domina la valle aquilana. In una giornata limpida basta uno sguardo verso il Gran Sasso per riconoscerne la sagoma. Da qualche anno sullo sperone di roccia dove subito dopo l’anno Mille fu costruito il Castello è comparso un grosso cubo di lamiera che protegge una chiesetta dedicata alla Madonna. Il piccolo edificio sacro è nato nei secoli sulle ceneri dell’antico maniero distrutto dai terremoti. Quello del 1915 gli diede il colpo finale.
La chiesetta è un piccolo scrigno d’arte che andrebbe restaurato al più presto.
Pescomaggiore conserva ancora la struttura delle origini. Anche in anni recenti non ci sono state grandi trasformazioni urbanistiche. Oggi ci abitano una ventina di persone. Subito dopo il sisma del 2009 Pescomaggiore “arrivò” sui giornali nazionali per le “casette di paglia”, ma per il recupero degli edifici storici poco è stato fatto (solo sulla chiesa parrocchiale si è mosso qualcosa). La scossa del 2009 non ha provocato crolli generalizzati ma, dice Tonino Melone che da tempo sta cercando di portare l’attenzione sul paese per rivitalizzarlo e possibilmente ripopolarlo, il 40 per cento delle case è inagibile e altre lo sono ugualmente per mancanza di scarichi fognari e su questo il terremoto non c’entra.
«Dopo anni di segnalazioni», afferma Melone, «con l’attuale amministrazione comunale siamo finalmente riusciti a ridare dignità al cimitero e a risistemare la strada di accesso al camposanto, ma c’è ancora tanto, tanto da fare».
La chiesetta della Madonna conserva ancora diversi affreschi. Alcuni sono ben visibili, mentre altri si intravedono appena sotto l’intonaco distaccato. Due sono le figure leggibili: una santa e un santo.
Secondo gli storici dell’arte «la staticità delle figure, l’accentuazione espressiva, le cromie e gli spessi strati pittorici di contorno fanno presupporre una datazione alla prima metà del Duecento. Non ci si può dimenticare peraltro che a poca distanza c’è la chiesa abbaziale dei santi Crisante e Daria di Filetto che conserva pregevoli affreschi proprio di quell’epoca. Gli affreschi di Filetto sono l’esempio di quella scuola pittorica locale che si rifà alla pittura laziale del Duecento. Sono reliquie pittoriche testimonianza di un passato insigne ancora da indagare e sicuramente da collegare al tempo antecedente la fondazione dell’Aquila quando i conti di Poppleto erano proprietari di gran parte del territorio Amiternino e Forconese».
Oltre agli affreschi del Duecento, nella chiesetta del Castello di Pescomaggiore ce ne sono anche altri databili fra XV e XVI secolo.
Le vicende del Castello – di cui oggi di intravedono solo tracce – sono state ricostruite soltanto in parte dagli storici. Come in una monografia del 1977 dedicata a Pescomaggiore, dove lo storico delle tradizioni locali di Paganica e circondario Giovanni Fiordigigli, ne esaltava le bellezze.
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