«Quella notte accadde il finimondo»

Il racconto di Alloggia parte dalle ricerche per la chiesetta di Pietro da Morrone
I mesi antecedenti quel 6 aprile 2009, quando piccole ma frequenti scosse di terremoto sembravano non darci preoccupazioni, forse anche perché rassicurati dai responsabili della Protezione Civile Nazionale, la vita continuava come se nulla potesse accadere. Difatti, in quel periodo frequentavo spesso gli archivi della città, motivo di una ricerca su un’antica chiesetta rurale dedicata a San Pietro, ubicata nel territorio paganichese in cui fino agli anni ’60 c’era un’antichissima tradizione di una “scampagnata” che si ripeteva il 29 giugno di ogni anno. Le prime notizie importanti le trovai nella Biblioteca Provinciale, sita nei locali posti alla fine dello “struscio dei portici”, quest’ultimo luogo, da sempre punto di riferimento e di incontro in particolare dei giovani. In un censimento del 1312, la chiesetta era stata censita come “San Petri ad Marginem”.
Poi le ricerche si spostarono nell’Archivio di Stato, ubicato alla prefettura, noto anche come “Palazzo del Governo”, antico stabile angioino fondato nel 1280 e ricostruito dopo il terremoto del 1703. In fondo all’aula studio, poco illuminata, il professor Raffaele Colapietra, a me noto come grande conoscitore della storia abruzzese e non solo, con un foglio di quaderno piegato in quattro e una matita consumata, la sua sola presenza in quella stanza mi faceva sentire piccolo come una formica, quasi incapace di sfogliare le pagine dei testi necessari per la mia ricerca, mi metteva soggezione!
Nei giorni più vicini a quel 6 aprile, con le nuove informazioni apprese, le ricerche si spostarono nell’archivio diocesano, in piazza Duomo. Le continue scosse di terremoto cominciavano a fare sul serio. Giovedì 3 aprile 2009, giorno d’accesso al pubblico nell’archivio, intorno alle 8,30, nella scala mobile che dal terminal porta a Piazza Duomo, incontrai un’assistente di sala dell’archivio. Nel breve tratto di strada fatto insieme mi confessò di aver paura di andare al lavoro, in quanto il giorno precedente nel soffitto della sala studio in cui c’era un grande dipinto del Patrignani, si era formata una vistosa lesione. (Quella notte del 6 aprile sappiamo tutti come andò a finire!).
Nell’archivio, dopo aver sfogliato numerosi faldoni, trovai un documento importante di una visita pastorale alla Forania di Paganica, scritto nel 1876 dall’Arcivescovo dell’Aquila Luigi Filippi, il quale diceva di aver visitato la chiesetta di San Pietro al Morrone, dandone le coordinate: era proprio la chiesetta oggetto della mia ricerca! Le “visite pastorali” costituiscono un obbligo canonico che i vescovi debbono assolvere almeno una volta nell’arco di un quinquennio per verificare lo stato delle Chiese e per redigere notizie di carattere storico-culturale.
Avevo programmato, dopo le feste patronali di Paganica, di ritornare nuovamente all’Archivio di Stato, per consultare il libro di Buccio da Ranallo, in cui tanto parla dell’eremita Pietro da Morrone, ma quella notte del 6 aprile accadde il finimondo. Il terremoto, con la sua forza di devastazione, distrusse edifici e persone! La chiesetta, come tutti i manufatti antichi, riportò danni strutturali e non essendo stata messa in sicurezza, con i terremoti successivi del 2016 e 2017, a fronte del reale rischio perdita del bene, nel 2018, è stata ristrutturata dal ministero delle Attività culturali e del turismo Uccr Abruzzo, responsabile dei lavori l’architetto Giuseppe Meduri. Così la cronaca di quei catastrofici giorni veniva raccontata dal quotidiano “Il Trentino”. “...Durante il viaggio è arrivata la notizia che i soccorsi trentini saranno impiegati a Paganica e Onna, due dei centri più colpiti, intanto sullo sfondo comincia a stagliarsi il profilo del Gran Sasso e un violento temporale rallenta la nostra corsa. Arrivati a Paganica la terra continua a tremare a intervalli regolari con un borbottio cupo e minaccioso, a Onna la scena ti toglie il respiro!”.
Molte erano le notizie che ormai avevo raccolto sulla storia della chiesetta, per cui mi consultai con il parroco di Paganica don Dionisio e decidemmo di farne una pubblicazione, ci apparve molto opportuno in un momento in cui la vita della nostra comunità era frastornata e ammutolita dal disastroso evento.
Il 10 giugno 2009, il mio amico Giustino Parisse, nonostante la sua tragedia familiare, dei suoi vicini, degli amici e del suo paese, Onna, scrisse la prefazione al libro. La presentazione avvenne il 29 giugno 2009 nel campo 3 della Protezione Civile, ad avallare la bontà della mia ricerca lo storico Alessandro Clementi, mio insegnante di italiano alle scuole medie. Il 5 luglio 2009, con un centinaio di persone, insieme al parroco, abbandonammo le nostre tende e, ripercorrendo l’antica strada che porta alla chiesetta di San Pietro Celestino, dopo anni di oblio, ripristinammo l’antica tradizione della “scampagnata”.
*cultore di storia locale
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