Raffaella la volontaria Una vita per gli altri

La 29enne di Aielli ha scelto il servizio civile per aiutare i bambini disabili «La scuola speciale in Argentina è un luogo incantato che mi arricchisce»
AIELLI. Nel diventare più maturo scoprirai che hai due mani, una per aiutare te stesso, una per aiutare gli altri. Raffaella Nucci, 29enne aiellese, ha fatto di questa frase la sua ragione di vita. Raffaella si è diplomata al Liceo Scientifico “Vitruvio Pollione” di Avezzano, ha da sempre mostrato grande interesse per gli eventi politici e culturali sia nella sua piccola realtà aiellese che a livello nazionale. Laureata nel 2012 in “Scienze politiche, sociologia e della comunicazione” tenendo il corso di laurea in “Scienze dello sviluppo e della cooperazione internazionale” all’Università La Sapienza di Roma. Nel 2013, neolaureata, ha scelto il servizio civile nazionale e ora si trova in Argentina, a Maximo Paz, distante 40 chilometri dalla capitale Buenos Aires.
Il servizio civile è un’opportunità rivolta ai giovani tra i 18 e i 29 anni non compiuti, di impegnarsi per un anno in attività di solidarietà e cittadinanza attiva. I progetti, gestiti da Enti accreditati presso l’Ufficio nazionale del servizio civile, possono realizzarsi sia in Italia che all’estero attraverso interventi di assistenza educazione e promozione culturale, protezione civile, tutela dell’ambiente e del patrimonio artistico culturale. Il Cesc project è un coordinamento di 62 enti, presenti in 16 regioni italiane e in 7 Paesi esteri ( Africa e Sudamerica), accreditato presso la Presidenza del consiglio-Dipartimento della gioventù e del servizio civile, per la realizzazione di progetti di Servizio civile nazionale in Italia e all’estero. L’attività Cesc project a Mazimo Pazsi è concretizzata attraverso la collaborazione in rete di diverse realtà del territorio ed in modo particolare con l’Associazione civile senza scopi di lucro "Tiempo de jugar", la cui missione è quella di garantire il diritto al gioco di tutti i minori appartenenti a comunità con diritti vulnerati, attraverso il supporto alle attività ricreative che svolge all’interno del programma "Ludotecas Comunitarias", del progetto "Ludoteca Viajera" e nelle strutture scolastiche della comunità. L’obiettivo preposto è quello di migliorare il livello assistenziale, educativo culturale e di integrazione sociale di bambini, adolescenti, donne e persone disabili in situazioni di vulnerabilità sociale coinvolti nelle realtà assistenziali degli enti partner.
Significativa la testimonianza della giovane volontaria Raffaella Nucci, che sta svolgendo il suo servizio civile in un progetto del Cesc project di Roma, che definisce «speciale» la sua esperienza che sta ormai quasi volgendo al termine.
«Speciale come la scuola speciale 502 di Massimo Paz», racconta, «è qui che tutti i giorni con Elena, una delle mie compagne di viaggio, prestiamo il nostro servizio civile di volontariato, speciale perché è cosi che qui in Argentina si chiamano le scuole pronte ad accogliere ragazzi disabili dai 6 ai 20 anni, speciale come il significato della parola disabilità che ogni giorno mi costringe a rivedere, trasformare, a cancellare e a riscrivere tutto da capo. Non solo una disabilità fisica o cognitiva, una disabilità che ti incolla addosso la malnutrizione imposta da ripetute crisi economiche, una disabilità conseguenza di dinamiche familiari difficili, peggiorate da un contesto sociale vulnerabile, dove è un miracolo diventare grandi tenendo i piedi fuori dal fango. Dopo quasi un anno ho idee molto più chiare, ho scoperto tante cose che non conoscevo, ma non riuscirei a chiudere in una definizione la ricchezza dei 50 bambini e ragazzi che ho conosciuto giorno dopo giorno, in questo emozionante viaggio. La scuola speciale è un luogo incantato per chi ha una patologia importante e una trappola per chi vi viene spedito da un sistema educativo che rinuncia a educare, che non riesce a contenere, perché è troppo vivace, troppo aggressivo, perché richiede troppe energie o troppe risorse».
«Durante il colloquio per la mia selezione», prosegue Raffaella, «mi è stato chiesto se ritenessi che la scelta di fare un’esperienza così fosse coerente con il mio percorso di studi in Scienze politiche. Ho risposto di sì, con molta convinzione e scarsa consapevolezza. Ora che sono giunta quasi alla fine di questo emozionante viaggio, ho capito anche il perché, perché come scrive Don Milani: “Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno. Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori”».
Emanuela Ponari
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