Reginella d’Abruzzo, 18 operai senza aiuti

Salta la cassa integrazione ordinaria per il personale dello storico caseificio: battenti chiusi da marzo
SULMONA. I diciotto ex operai del caseificio Reginella d’Abruzzo non avranno la cassa integrazione ordinaria. L’azienda, che contava 31 dipendenti poi diventati sempre meno perché alcuni nel frattempo si sono ricollocati altrove, a fine marzo ha annunciato la chiusura della sua sede storica a Sulmona. Aperta nel 1953 grazie a Filippo D’Amico che volle proseguire l’attività del nonno Venanzio, pastore con il pallino degli affari, ha sempre rappresentato un’eccellenza per il territorio. Dall’inizio dell’anno i vertici dell’azienda di Case Pente avevano lamentato l’aumento delle materie prime e dei costi di luce e gas. A marzo poi le luci del sito si sono spente. Inizialmente si è parlato di una pausa di riflessione, ma poi le mozzarelle e i formaggi targati Reginella d’Abruzzo sono scomparsi dai banchi frigo dei supermercati e i dipendenti sono stati mandati a casa. Subito era stato auspicato il ricorso agli ammortizzatori sociali per i lavoratori rimasti legati al marchio. Ma proprio nelle ultime ore è arrivata la brutta notizia. Gli ex operai di Reginella d’Abruzzo non avranno la cassa integrazione ordinaria. La situazione per i diciotto ex dipendenti diventa sempre più tesa visto che si sono ritrovati senza un’occupazione per la chiusura del caseificio e ora anche senza un sostegno economico per fronteggiare il difficile periodo. Il problema sarebbe legato alla mancanza di una parte della retribuzione spettante ai lavoratori per quel che concerne la cassa integrazione ordinaria degli ultimi cinque mesi (dicembre 2022-aprile 2023). Secondo l'azienda spetterebbe all'Inps erogarla, ma l’Istituto di previdenza non ha riconosciuto quanto dovuto agli operai. Da qui la mediazione sindacale da parte della Fp Cgil della provincia dell’Aquila che ha avviato la trattativa con Confindustria, l’organizzazione che rappresenta l’azienda, al fine di trovare un accordo ed evitare il ricorso estremo ai decreti ingiuntivi. Una vicenda ingarbugliata che rischia di ritorcersi soltanto sui lavoratori messi alla porta dopo anni di servizio. Proprio per loro ora dovrebbe scattare un percorso di informazione e formazione in quanto soggetti potenzialmente fuori dal mercato del lavoro in attesa di una ricollocazione. (e.b.)
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