Riabilitazione, L’Aquila è la cenerentola

30 Settembre 2016

Secondo i sindacati a chi abita in provincia spettano 21 euro all’anno, molto meno delle altre città

A un cittadino che risiede nella provincia dell’Aquila spettano, per la riabilitazione, 21 euro all’anno. Se invece si ha la fortuna di abitare nella provincia di Teramo, la somma è di 56 euro, che diventano 54 per Chieti e 46 per Pescara. Qualcosa non torna, secondo Uil e Cgil, nella ripartizione dei budget attribuiti dalla Regione per l’erogazione di prestazioni sanitarie in regime residenziale, riabilitativo e psicoriabilitativo. La nostra provincia risulta essere “l’unica penalizzata”, a vantaggio essenzialmente di Teramo e Chieti. Partendo dal fabbisogno pro-capite previsto per legge, che dovrebbe essere, in base alla popolazione, di 45 euro per abitante, “il parametro è stato rispettato applicando la classica statistica del pollo", sottolineano il segretario della Uil-Fpl Simone Tempesta e il segretario della Cgil-Fp Francesco Marrelli, "per la quale se due persone hanno un pollo e lo mangia una persona soltanto statisticamente hanno mangiato mezzo pollo a testa. Viceversa, la ripartizione del budget palesa una evidente sperequazione, attribuendo di fatto al posto letto della provincia aquilana un valore che è più che dimezzato rispetto al totale regionale. Per il cittadino residente nella provincia dell’Aquila sono sufficienti 21 euro, mentre per il cittadino di Teramo ne occorro ben 56 euro, anche se studi epidemiologici evidenziano come la composizione della popolazione per sesso, età ed incidenza di determinate patologie sia sostanzialmente identica tra le 4 province. Appare, quindi, ingiustificata e irrazionale la ripartizione effettuata. Ulteriore conferma che il budget attribuito alla provincia dell’Aquila non corrisponda al fabbisogno effettivo della popolazione arriva dai dati della Asl, che è costretta a subire un saldo di mobilità passiva di circa 3 milioni per le prestazioni riabilitative. Il cittadino aquilano", concludono Uil e Cgil, "non trovando risposta sul territorio è costretto a curarsi fuori provincia, con notevoli sacrifici personali e famigliari. infine, se venissero rispettati i parametri, si potrebbe incrementare l’offerta e creare nuovi posti di lavoro”. Romana Scopano