Riapre la terapia intensiva all’ospedale G8

21 Settembre 2020

Trasferito paziente con la polmonite. Il primario Marinangeli: «Le vacanze in località a rischio si potevano anche evitare»

L’AQUILA. Una febbre sospetta. La chiamata al medico di base. Le indagini. Il tampone. La positività. Quindi il ricovero a Malattie infettive. Poi, l’aggravamento della polmonite da Covid. E il trasferimento in terapia intensiva. Chiuso da 4 mesi, riapre i battenti l’ospedaletto G8, reparto sotto il controllo dell’Unità di anestesia e rianimazione, diretta dal professor Franco Marinangeli.
IL PRIMO RICOVERATO. Un uomo di 71 anni originario di Celano è il primo dei nuovi trasferiti al G8. È affetto da una polmonite bilaterale ed è stato intubato. La struttura, dopo l’emergenza Covid, durante la quale è stata attivata una ventina di posti letto, era stata chiusa con il calo dei contagi seguita al lockdown. «Spero», dice Marinangeli, «che la gente si renda conto che è sbagliato abbassare la guardia e affidarsi al rischio calcolato o del “si salvi chi può”, altrimenti non c’è coscienza civile. Anche se non siamo ai livelli di marzo, tante situazioni si potevano evitare non andando in vacanza all’estero o in località italiane a rischio»
RAGAZZA CONTAGIATA. Altro ricovero, ma stavolta a Malattie infettive, per una ragazza, proveniente sempre dalla Marsica, presa in carico ieri dal reparto che fa capo al professor Alessandro Grimaldi. «Siamo di nuovo al completo», afferma il primario. «Soltanto nell’ultimo mese abbiamo ricoverato 40 persone, alcune delle quali guarite e tornate a casa. Su 22 posti letto disponibili abbiamo avuto sempre una media di 18-20 posti occupati. Dai primi giorni di agosto stiamo accogliendo soltanto pazienti Covid. Si tratta di persone provenienti dai focolai noti come la Valle Peligna, poi Lucoli e ora la Marsica, alcuni dei quali tornati dalle vacanze in Sardegna oppure all’estero. Dunque, un’ondata ancora legata all’attività estiva oppure alle conviviali e riunioni, da sconsigliare oppure limitare fortemente, se non con precauzioni: stare all’aperto, distanziati e con la mascherina. In ambienti chiusi può succedere di ammalarsi».
MALARIA E BATTERI KILLER. Da metà giugno ai primi di agosto il reparto ha avuto anche un’ala per le patologie “classiche” nella scala delle malattie infettive: dalle infezioni batteriche alle endocarditi fino ai casi di malaria. Ora solo pazienti Covid.
I NUMERI. «Ad aprile-marzo», prosegue Grimaldi, «quindi nella fase critica, avevamo ricoverato un’ottantina di pazienti. Ora sono già 40 in un mese e come seconda ondata sono tanti. Il grande vantaggio rispetto a prima è rappresentato dal fatto che la gente prima non sapeva di essere contagiata e arrivava tardi in ospedale: era più difficile curare una malattia di cui si sapeva poco. Ora invece, conoscendola meglio e potendo fare diagnosi veloci e precoci, c’è un vantaggio importante. Con le cure opportune, si può evitare di arrivare alla fase infiammatoria in cui le condizioni precipitano».
L’APPELLO. «Occorre avere molta prudenza in vista della riapertura delle scuole e mantenere e rispettare le regole», esorta il primario. «Il nostro futuro è nelle nostre mani: se rispettiamo le regole avremo un autunno più tranquillo. Quindi bisogna indossare le mascherine e praticare il lavaggio delle mani e il distanziamento, soprattutto in ambienti chiusi. Altrimenti la situazione tornerà a essere critica per le strutture ospedaliere. Abbiamo potuto gestire questa fase con numeri simili a quelli della primavera, ma in maniera ordinata, curando le persone e mandandole a casa. Bisogna continuare a essere disciplinati senza abbassare la guardia né credere a chi dice che il virus sia meno aggressivo o meno contagioso: questo non risulta. I test rapidi aiutano molto: chi ha sintomi chiami il medico di famiglia».
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