Ricostruzione, così i cavilli aiutano a fare l’affare

2 Marzo 2016

Moglie e marito che hanno la residenze diverse e le “prime” case dei figli Edifici che hanno già avuto un contributo ricompaiono anche dentro l’aggregato

L’AQUILA. La confusione normativa che è il segno distintivo della ricostruzione dell’Aquila porta molti a utilizzare ogni cavillo per cercare di trarre il maggior beneficio possibile e magari puntare all’affare della vita. Sono i lettori che con sempre maggiore frequenza ci segnalano casi che, pur non avendo rilevanza penale, mettono in luce un malcostume diffuso.

MARITO E MOGLIE. Pare abbastanza frequente il caso relativo a coppie regolarmente sposate. Marito e moglie però non avevano cambiato la residenza per cui ufficialmente (quindi sulle carte che fanno fede in tal senso), pur essendo coniugi e stando (al momento del sisma) sotto lo stesso tetto, per la legge risiedono in due case diverse. Entrambe sono prime case ed entrambe hanno diritto al contributo pieno.

PADRE E FIGLI. C’è poi il caso di un padre che prima del sisma ha comprato una o più case e, soprattutto per risparmiare sulla tassazione, le ha intestate a uno o più figli. Quelle case per la legge sono residenza “fiscale” dei figli . Non conta se erano state affittate a studenti o ad altre famiglie (che le abitavano il 6 aprile del 2009), conta ciò che è accaduto quando è stato stipulato l’atto davanti al notaio. Quindi, essendo ufficialmente prime case (anche se il figlio o i figli non le avevano mai viste), tocca il contributo pieno. Tutto regolare.

AGGREGATI. Da una frazione dell’Aquila ci segnalano una casa inizialmente schedata come B. L’abitazione ottiene subito l’indennizzo per la riparazione, circa 50mila euro. E questo anche grazie al fatto che viene certificata come casa isolata e quindi fuori da ogni tipo di aggregato. Quando viene individuato l’aggregato, miracolosamente, quella casa già ristrutturata ne entra a far parte (questo è consentito dalla legge se la casa B è vicina ad altre abitazioni, ma la cosa doveva essere chiara fin dall’inizio e non andava quindi considerato edificio isolato). Fatto sta che non solo la struttura già rifatta entra nell’aggregato ma ci si dimentica (in buona fede?) di dire al Comune di quel primo indennizzo per cui il rischio è che adesso quella casa otterrà parte dei fondi che spettano a tutto l’aggregato. Ma siamo certi che il Comune ora controllerà e chiarirà la questione e magari dirà che è tutto a posto.

SOSTITUZIONE. Altro caso sempre in una frazione nei dintorni dell’Aquila. Il proprietario di una casa da anni abita in altro Comune. Ha mantenuto però la residenza nel Comune dell’Aquila. A un certo punto decide di fare la sostituzione edilizia come prima casa. La ottiene (e quindi la casa danneggiata diventa di proprietà comunale), ma continua a prendere parte alle riunioni dell’aggregato perché «così mi hanno detto in Comune». Naturalmente su tutti questi fatti siamo pronti a pubblicare eventuali smentite (che a questo punto ci auguriamo).

LA DOMANDA. Domanda agli enti competenti (Comuni e Uffici speciali): ma chi ha fatto la sostituzione edilizia può in astratto riacquistare l’abitazione originaria con l’intenzione magari di affittarsela per pagare le rate del mutuo acceso per il ri-acquisto? Come verranno gestite le aree e le case – soprattutto nelle frazioni e nei paesi del cratere – cedute ai Comuni da chi ha fatto la sostituzione edilizia? Verranno messe all’asta? Verranno “regalate” a imprenditori per farne alberghi diffusi? Domande a cui nessuno chiaramente risponderà anche perché, come per tutto il resto, la confusione è massima.

LA DENUNCIA. Per la prima volta nella storia del post-sisma il rappresentante di una ditta, Paolo Tella di “L’Aquila 99”, su Facebook fa una denuncia pubblica (ripresa dal quotidiano on line News Town) in cui segnala irregolarità, da parte del responsabile di un condominio, nell’affidamento dei lavori. Dopo aver raccontato lo svolgimento dei fatti Tella conclude: «Quel lavoro non lo voglio fare, non mi piace che un amministratore si possa sentire onnipotente e non rispettare norme emanate a fatica per la legalità nella ricostruzione. Allora ho deciso: ho preso il computer, ho aperto la Pec, e ho segnalato il caso al Comune e all’Usra, diffidando l’amministratore dal procedere a qualsiasi affidamento perché la sua procedura è viziata nella forma e nella sostanza». In un post sempre su Facebook a commento della posizione di Tella l’amministratore di condominio Mauro Basile scrive: «La corsa ad accaparrarsi condomini e consorzi da parte di molti in questa città ha portato decine di persone improvvisate a svolgere una “professione” già difficile in epoca ante sisma, figuriamoci adesso». Insomma anche gli addetti ai lavori iniziano a parlare di confusione e a interrogarsi. Non c’è da stare troppo allegri.

7/continua

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