Ricostruzione e comunicazione, città dal doppio volto

Monsignor Pompili: con il sisma cambiamenti repentini Vicinanza: L’Aquila oggi è in un drammatico cono d’ombra
L’AQUILA. «L’Aquila, prima del sisma, era un importante riferimento universitario, sanitario e religioso. Quello che mi ha impressionato, a livello comunicativo, è lo scarto tra le due fasi. Il prima narrava di una città dalla tempra solida, volitiva, tenace. Ma un rapido passaggio di scena ha prodotto un cambiamento di qualità umana repentino, per l’effetto tragico del dolore e di una comunicazione distorta».
Domenico Pompili, sottosegretario Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, ha sintetizzato così «il doppio volto dell’Aquila a sei anni dal devastante sisma». Un intervento tutto incentrato «sul ruolo fondamentale della comunicazione», nell’ambito del convegno «L’Italia da riprogettare e preservare nella nostra storia», che si è aperto ieri.
«Il dramma», ha detto Pompili, «ha colpito un popolo singolare, capace di reagire con grande dignità, ma il post- emergenza è stato un susseguirsi di lagnanze, litigiosità e comportamenti atavici. Per contrastare questo scenario in disarmo bisogna mantenere viva la memoria e continuare a raccontare la realtà aquilana all’esterno, per non perdere la memoria storica e l’identità». Alla tavola rotonda hanno preso parte Luigi Vicinanza, direttore dell’Espresso e Giustino Parisse, caporedattore del Centro.
«Il terremoto dell’Aquila è stato il più grande evento disastroso che il nostro Paese ha vissuto nell’ultimo secolo», ha sottolineato Vicinanza. «Nell’immediatezza della tragedia la città è stata “l’icona pop” per tantissima gente. Qui sono arrivati Obama, Carla Bruni, Benigni, Verdone e politici di ogni statura. Quando i riflettori si sono spenti, L’Aquila è tornata in un drammatico cono d’ombra: una città senza città, senza piazze, né luoghi di ritrovo. Lo spaesamento è il sentimento che prevale: dobbiamo continuare a raccontare la città, a testimoniarne la rinascita. È l’unica strada per andare avanti». E di «fallimento dal punto di vista comunicativo» ha parlato Giustino Parisse sottolineando «le tante incongruenze che hanno accompagnato le diverse fasi della ricostruzione».
Il convegno si è aperto con le toccanti immagini del sisma della Marsica, che cento anni fa provocò 30mila vittime. Un filmato raccolto e commentato da Antonio Monaco, di Rai Tre. A seguire, gli interventi dell’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, e del vescovo di Avezzano Pietro Santoro, che hanno sottolineato «l’esigenza che la stampa informi facendosi testimone e parte di una comunità».
Per il presidente della Federazione italiana stampa cattolica Francesco Zanotti, «il convegno nazionale Fisc all’Aquila rappresenta un motivo per riflettere sulla ricostruzione di questo territorio, ma anche sulla ricostruzione del Paese. Dobbiamo essere giornalisti con l’odore del lettore per dare voce a chi non ce l’ha. L’informazione dev’essere un presidio della democrazia».
Monica Pelliccione
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