Ricostruzione sociale: l’importanza di fare memoria e comunità

All’auditorium del Parco l’incontro con le realtà territoriali Riflettori accesi sulla città a 15 anni trascorsi dal terremoto
L’AQUILA. «Se oggi noi siamo qui vuol dire che la città ha trovato la forza di ripartire e che gli aquilani hanno scelto di vivere all’Aquila. Questo, a giugno 2009 non era scontato». Operatore sociale, nonché amministratore unico dell’Aquila 1927, Goffredo Juchich è stato tra i protagonisti del confronto all’auditorium del Parco, dal titolo “L’Aquila si muove? La nostra città a 15 anni dal terremoto”. Un incontro, moderato da Federico Vittorini e dal giornalista Alberto Orsini, che ha riunito esponenti del mondo dell’associazionismo e della cultura nel tentativo di fare il punto sulla ricostruzione fisica e sociale del capoluogo abruzzese. Un modo per ribadire l’importanza di fare memoria e comunità. Ma anche un modo per contrastare l’espansione incontrollata del tessuto urbano e mantenere con le nuove generazioni la promessa di rinascita sociale. All’incontro erano presenti diverse realtà territoriali: United L’Aquila con Claudio Del Tosto; AppstartOnlus del PuntoLuce di Save the children di Sassa con Domenico Capanna; Gran Sasso Guides con Andrea Lolli. Hanno partecipato anche l’operatore dell’edilizia e caposquadra del settore delle finiture Mirko Meneghetti; la giovane imprenditrice della pasticceria Briò Barbara Ferretti; l’astrofisica e professoressa del Gran Sasso Science Institute Marica Branchesi; la ricercatrice del Gssi Serena Cenatiempo oltre al direttore artistico di Spazio Rimediato Giuseppe Tomei. Uno dei temi affrontati è l’attivismo cittadino dall’immediato post-terremoto ad oggi.
Altro tema è quello legato allo spopolamento. «Quando si fa il bilancio del sisma aquilano non si parla abbastanza spesso dello svuotamento di un intero territorio", ha commentato in una lettera il presidente dell'Ordine dei Geologi delle Marche, Piero Farabollini, già commissario alla ricostruzione del sisma 2016. «Un territorio appenninico che, come molte altre aree simili in Italia, si sta spopolando. Solo che in questo caso non si tratta di un fenomeno né graduale né volontario: al contrario, l’abbandono è stato forzato e repentino. La lezione del 2009 ci ha insegnato che, per una ricostruzione efficiente, è necessario stimare il danno in modo coerente, basandosi sul nesso di causalità tra terremoto e danno, conoscere la storia del fabbricato, servono procedure burocratiche più snelle e controlli capillari e incrociati, così come una banca dati degli edifici, dei professionisti e delle imprese».
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