Ridevano delle chiese crollate: sotto scorta chi li condannò
L’AQUILA. È finito sotto scorta il giudice del tribunale di Bari che, nel settembre scorso, ha condannato cinque presunti terroristi islamici. È questo il primo segnale, in Puglia, dell’innalzamento...
L’AQUILA. È finito sotto scorta il giudice del tribunale di Bari che, nel settembre scorso, ha condannato cinque presunti terroristi islamici. È questo il primo segnale, in Puglia, dell’innalzamento dell’allerta antiterrorismo dopo gli attentati compiuti in Francia e Belgio. Sotto protezione è finito il presidente aggiunto della sezione gip-gup, Antonio Diella, che in questi giorni sta scrivendo le motivazioni della sentenza di condanna di primo grado dei cinque presunti componenti di una cellula del terrorismo islamico internazionale attiva ad Andria fino al 2010. Gli imputati si addestravano in zone impervie dell’Etna per preparare gli adepti agli attacchi, ridevano delle chiese distrutte dal terremoto dell’Aquila, incitavano all’odio nei confronti dell’Occidente e soprattutto degli Stati Uniti, e imparavano a fabbricare esplosivi e a maneggiare armi. I cinque, al termine del rito abbreviato, sono stati condannati a pene comprese tra 5 anni e 2 mesi e i 3 anni e 4 mesi di reclusione. La pena più alta è stata disposta nei confronti del presunto capo dell’organizzazione, l’Imam tunisino della moschea di Andria Hosni Hachemi Ben Hassen.

