Rifiuti: conti Aciam in rosso, scoppia il caso

Dopo Natalini (Pd) lancia l’allarme l’ex assessore Ruscio: «Nell’inerzia, persi oltre 2,5 milioni di euro»
AVEZZANO. Scoppia il caso Aciam. Dopo il segretario del Pd di Celano, Ermanno Natalini, a lanciare l'allarme sui conti in rosso della società che si occupa della gestione dei servizi di igiene ambientale in quarantotto Comuni del territorio provinciale è l'ex assessore alle Partecipate del Comune di Avezzano, Loreta Ruscio. Entrambi denunciano, per la società consortile con 51% di quote pubbliche, una perdita di oltre 2 milioni e mezzo di euro. «Mentre tutti in città sono assorti dal Giro di Italia o a mettere il dito nella cioccolata, la bomba Aciam rischia di passare in sordina», affonda Ruscio, ricordando di aver denunciato da assessore una «conflittualità di interessi tra socio privato (Tekneko) e soci pubblici (Comuni marsicani)». «Mentre il socio privato non mancava di esaltare le qualità della società a partecipazione pubblica, nessuno comunicava le reali condizioni economiche patrimoniali in cui versava l’azienda a causa della gestione del consiglio di amministrazione composto dal presidente Maurizio Bianchini, Umberto Di Carlo, Alberto Torelli, Federica Di Renzo e Paola Ciciarelli. In quella sede si apprendeva che Aciam vantava crediti esorbitanti mai riscossi, 6.265.400 euro, verso terzi, verso i soci pubblici e verso il socio privato Tekneko. Di tale inerzia non veniva data alcuna spiegazione e risultava ancora più contraddittoria la scoperta del fatto che Aciam, anziché esigere il proprio credito dal socio privato, aveva chiesto a quest’ultimo un prestito di circa 1.949.790 euro con applicazione di interessi in danno di Aciam a tasso variabile», svela Ruscio, che aggiunge, «ora si apprende che Aciam ha chiuso il bilancio di esercizio con una perdita di circa 2 milioni e mezzo di euro senza che nessuno dei Comuni soci si sia mai attivato per acquisire la documentazione interna e comprendere le ragioni che portano l’azienda pubblica a segnare il passo, mentre prolifera la resa del socio privato. Aciam e Tekneko sono amministrate dalla medesima classe dirigente», sottolinea Ruscio, «e ciò rende ancora più incomprensibile il fatto che la società a partecipazione pubblica rischia il default, mentre il socio privato prolifera nello svolgimento di un’attività del tutto similare», conclude Ruscio, che bolla come «scorrette le azioni finalizzate a modificare lo statuto societario e il valore delle quote senza prima comprendere la sussistenza di responsabilità o meno degli amministratori nel buco di bilancio» e attende di «conoscere le iniziative dell’ amministrazione comunale di Avezzano». I conti di Aciam erano finiti sotto la lente dei servizi ispettivi di finanza pubblica che in relazione ai compensi degli amministratori avevano evidenziato come «la soglia dell’80% dei valori del 2013, pari a 132.912 euro, nel 2021 non risulta rispettata, essendo i compensi pari a 182.266 euro». (f.d.m.)
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