Rivisondoli, la Lega “liberal” irrita i Pro vita: «Sembrava la Festa dell’Unità»

L’attesa (e discussa) Francesca Pascale accende il dibattito sui diritti civili. E oggi la chiusura con Salvini
RIVISONDOLI. «Facciamole camminare queste idee in movimento. Abbiamo anime diverse, è vero, ma una sintesi sui diritti civili la possiamo trovare». È la frase di Mimmo Turano, assessore regionale del Carroccio made in Sicily, a segnare quello che, forse, è un nuovo inizio per la Lega di Matteo Salvini, di fronte al bivio interno al partito: da una parte, la linea dura del quasi partente – e grande assente – Roberto Vannacci; dall’altra, la linea liberale di Luca Zaia. Accanto a Turano, sul palco della sala gremita dell’hotel Aqua Montis di Rivisondoli, c’è Francesca Pascale, attivista per i diritti civili e, fino a prima di questo weekend, grande avversaria di Salvini. L'ex dama del Cavaliere ieri era pronta a vestire gli abiti della combattente per difendere le sue idee nella «fossa dei leoni», ma nessuno l’ha fischiata. Anzi, sono scappati abbracci, sorrisi. Addirittura qualche selfie.
Insomma, un leghista siciliano che chiede pubblicamente un’apertura al partito sui diritti civili accanto a una donna a favore dell’adozione per le famiglie omosessuali: rappresentazione plastica del cambiamento. C’è anche chi non la prende benissimo. Il portavoce dei Pro Vita Jacopo Coghe, tra i protagonisti del panel sui diritti civili, ha lamentato di non avere avuto la possibilità di replicare sul finale a Pascale rispetto al fatto che «la destra si deve riappropriare di queste battaglie». «Me lo sarei aspettato nelle feste della sinistra, non in quest’occasione», ha chiosato Coghe. Se il nuovo che avanza apre spiragli inaspettati sul futuro, dall’altra parte della barricata ci sono ancora gli storici cavalli di battaglia del Carroccio. Tutti intatti.
L’immigrazione incendia la platea leghista di Rivisondoli, che si esalta quando si parla del pericolo della «islamizzazione» per la «radice giudaico-cristiano dell’Occidente». E c’è spazio per la campagna per il «sì» al referendum sulla giustizia, per la magistratura politicizzata («di sinistra») e il caso «dossieraggio». Le voci sulla sua fuoriuscita del partito si fanno sempre più insistenti. Vannacci non nega. «Mai dire mai», ha detto qualche giorno fa a chi gli chiedeva se fosse possibile. Sicuramente, la sua assenza a Rivisondoli fa rumore. La vicesegretaria Silvia Sardone prova a smarcarsi: «Non mi piace chi usa il partito come un taxi, ma non è il suo caso». Poco prima, Salvini para il colpo più energeticamente, spiegando che «semplicemente» il generale «aveva già altri impegni sul territorio».
Difficile, però non respirare l’aria di separazione qui. Soprattutto perché neanche Zaia, l’altra anima del partito, è in Abruzzo. Solo che lui si collega da remoto. È lui ad aprire in mattinata la discussione sul futuro della Lega. Indica la strada. «Sui diritti civili il centrodestra deve buttare il cuore oltre l’ostacolo», dice, «sono convinto che vinca sempre la destra liberale. Una destra liberticida e troppo concentrata sugli aspetti fondamentalisti non può portare ai risultati che i cittadini si aspettano». Un messaggio, neanche troppo velato, a chi era lì ad ascoltare. Poi l’affondo. «C’è un’ala moderata che ha bisogno di interlocutori che non abbiano complessi di inferiorità, il che significa che non ci sono temi trattati solo da chi sta dall'altra parte della barriera perché su alcuni temi, tutti i cittadini sono preoccupanti».
E quando l’ex governatore del Veneto parla esplicitamente di diritti civili, e in particolare del trattamento di fine vita («da noi esiste questa possibilità), chiedendo «di lasciare da parte un approccio ideologico», il sottosegretario e organizzatore dell’evento Claudio Durigon gli va dietro: «Ho perso mia madre di recente. Mi ha spinto a farmi delle domande. Credo che dovremmo chiederci tutti come è giusto morire». Gli stimoli di Durigon e Zaia trovano eco nel pomeriggio con l’arrivo di Pascale, l’ospite più discussa (e attesa) di giornata. Quando sale sul palco, l’accoglienza è tiepida, ma non aggressiva.
«Sono molto sorpresa di essere stata invitata», dice, «non chiederò scusa per i toni che ho usato in passato, ma ne sono molto dispiaciuta. Sono molto felice di essere qui. Significa che si sta cominciando a capire che la destra non può lasciare alla sinistra il monopolio sui diritti civili, che non gli appartengono. Perché loro non si occupano delle persone. Il centrodestra lo fa». Si sente qualche timido applauso. Prosegue: «Questa sinistra che difende gli ayatollah, i dittatori come Maduro, è insopportabile. Non possono continuare a tenere per sé questi temi. Silvio Berlusconi ha sempre voluto unire l’area liberale del centrodestra a quella cattolica: si può fare». La Pascale federatrice stupisce ancor di più dopo, quando risponde alla sottosegretaria alla presidenza del consiglio dei ministri, Giuseppina Castiello, che le fa presente che molte delle sue battaglie – famiglie arcobaleno e adozione alle coppie omosessuali in primis – sono contrarie ai valori del partito.
L’ex compagna di Berlusconi, invece di rispondere a muso duro come tante volte accaduto in passato con Salvini, sembra darle ragione: «La famiglia tradizionale è il faro da seguire» e l’aborto è «un infanticidio», dice. Quasi a giustificarsi, aggiunge: «Ma sono diritti acquisiti, non si può tornare indietro». Alla fine, è soddisfatta: «Spero di tornare, da voi c’è più libertà che a sinistra». Se non è ancora pace, poco ci manca. A Coghe, portavoce dei Pro vita, il dibattito non è andato giù. È il simbolo dello zoccolo duro del Carroccio. «Mi sarei aspettato di poter replicare alle sue tesi assurde», ha detto a margine dell’evento, rivolto a Pascale, «soprattutto riguardo la necessità che la destra faccia sua la battaglia per diritti civili come il matrimonio egualitario e l’adozione, ma dopo le sue parole è stato chiuso il panel senza darmi diritto di rispondere».
E così il dibattito organizzato nella casa della Lega diventa «sbilanciato in senso ideologico. Qualcosa che mi sarei aspettato di trovare alla Festa dell’Unità, non come ospite della Lega», chiosa. Chi difende i diritti civili applaude Salvini, i Pro vita lo rimproverano. Ora compare una sua foto con un’attivista di estrema destra inglese condannato per cocaina al ministero delle infrastrutture. Regna il caos attorno al leader del Carroccio, che oggi chiuderà la kermesse. È chiamato a mettere ordine.
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