Il prete anti-droga nella Marsica: «Aiuto le madri, salvo i loro figli»

Don Antonio Coluccia è noto in Italia per le sue battaglie, risponde alla lettera di dolore di una donna: «Con me alcuni tossicodipendenti. Qui un sistema criminale che si regge con i fratelli nordafricani»
AVEZZANO. «Non ho mai visto un drogato felice». E sono gli stessi tossicodipendenti della Marsica a disegnare la mappa geografica dello spaccio. Giovani consapevoli del dramma in cui si sono cacciati, che di fronte a don Antonio Coluccia si sciolgono come bambini. «Mi hanno raccontato questo spaccato territoriale. E mi hanno spiegato dove avrei potuto trovare gli spacciatori», spiega Coluccia al Centro, dopo il servizio televisivo di denuncia andato in onda durante l’edizione di ieri di Studio Aperto, su Italia 1. «Da quello che dicono, vanno ad acquistare la droga a Celano, Trasacco, Luco dei Marsi. Mi hanno anche parlato del ponte di Ottomila a Celano (zona nella piana del Fucino, ndc). Ma non sono solo luoghi isolati e periferici. Sapevamo che avremmo trovato ciò che cercavamo anche nel cuore di Avezzano». Davanti alle vetrine. Lì dove i commercianti e i residenti, da anni denunciano lo smercio a cielo aperto. A tutte le ore del giorno. Le telecamere di Mediaset, a filmare una realtà evidentemente problematica, hanno innescato le prime reazioni. Anche politiche.
LA RETE
«Parliamoci chiaramente. Questo territorio, ricco di bellezze e di cultura, si presta logisticamente al traffico di droga. È un collegamento facile con la capitale e con la costa. Mi capita spesso di incontrare e di parlare con i corrieri marsicani che vengono a Roma a prendere la sostanza». Don Antonio Coluccia, devoto al santuario di Santa Maria della Vittoria di Scurcola Marsicana e suo abituale frequentatore, ha immortalato la scena locale cercando di scavare in quelle che sono le forze che agiscono dietro la rete dell’illegalità. «Ho capito una cosa. Che la droga è democratica», spiega. «È un sistema criminale che regge, fatto di clan di persone che ragionano nell’ottica di un welfare. Tra questi ci sono i fratelli nordafricani. Spesso arrivano per lavorare nei campi del Fucino e restano vittime del sistema. Cadono nel baratro di chi li adesca con la prospettiva di un guadagno immediato e facile», aggiunge.
PREOCCUPAZIONE
Non è mai stato un segreto. E non si può interpretare il servizio televisivo come una rivelazione. La situazione dello spaccio rispetto al contesto marsicano e, in particolare, fucense è cosa nota da tempo. Lo stesso procuratore di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, ha ribadito una realtà preoccupante solo pochi mesi fa, quando si è trovato a commentare i numeri in crescita dei codici rossi nel territorio marsicano. «Spesso le violenze sono il risultato dell’incremento di abuso di sostanze stupefacenti. Fenomeno che riguarda tutte le fasce di età», aveva spiegato. E le famiglie sono preoccupate. Disperate in alcuni casi. Non è una coincidenza il fatto che la chiamata anonima a don Antonio Coluccia sia arrivata da una lettera scritta a mano da una donna di Luco dei Marsi. «Mamma coraggio. Così la chiamo. Non conosco il suo nome. Ma è senza ombra di dubbio l’espressione di un sentimento collettivo. Fatto di paura, di timore per i propri figli».
IL VIDEO
«Fumo ce l’ho. Il crack no. Ma te lo procuro senza problemi», neanche troppo sottovoce. Sotto i lampioni di corso della Libertà. Ad Avezzano. A pochi metri dalla piazza e dalla cattedrale. Poi spunta un casolare tra i campi del Fucino. E accanto ai braccianti a faticare tra i solchi di terra, i pusher a confezionare le dosi. Sotto la luna, sulla breccia delle strade, si ritrovano decine di persone. Alcune giovanissime. Vengono a comprare la droga, al riparo da occhi indiscreti. Quando vedono arrivare la troupe televisiva, accompagnata da don Antonio Coluccia, si dileguano come non fossero mai state lì. «La porta di quella baracca, ci dicono sia sempre chiusa con un catenaccio», rivela il parroco. «In quell’occasione non hanno fatto in tempo a serrare l’ingresso. Quando siamo entrati ci siamo trovati di fronte il degrado. Condizioni igieniche disastrose». E poi l’odore del vizio. E il degrado, simbolo di chi lo ha scelto.
LA SCENA DELLO SPACCIO
Un territorio sotto scacco del traffico di droga. La piana fucense è divenuta teatro di compravendita strutturato. Un “centro” per lo shopping illegale che ha prodotto una quantità indecifrabile di inchieste. Alcune finite al centro della cronaca nazionale. L’ultima operazione delle forze dell’ordine risale a metà dicembre scorso. Un maxi-blitz antidroga con perquisizioni a tappeto e diciassette persone finite sul registro degli indagati della Procura di Avezzano. Nel corso degli anni l’immigrazione fucense ha più volte stravolto i vertici criminali che si muovono dietro i corrieri e i piccoli spacciatori. E se oggi la maggior parte del volume d’affari fa capo ai nordafricani, da anni sul territorio agisce la mano della criminalità organizzata. Dalla Camorra napoletana ai Casalesi.
LA POLEMICA
Botta e risposta nella tarda serata di ieri. Prima la nota congiunta dei coordinatori cittadini di Avezzano Pierfrancesco Mazzei (FdI), Goffredo Taddei (FI) e Alfredo Mascigrande (Noi Moderati) all’indirizzo dell’amministrazione comunale: «Spacciatori che agiscono alla luce del sole, senza timore, in una città lasciata senza controllo, senza presidio e senza risposte concrete da parte di chi dovrebbe amministrarla». Poi il candidato sindaco per la coalizione di centrodestra alle prossime elezioni di Avezzano, Alessio Cesareo, si è detto «molto preoccupato per i nostri giovani e per la cittadinanza alla luce dello spaccio in pieno centro». Quindi la replica del Comune: «Questa è una strumentalizzazione vergognosa. La sicurezza è competenza dello Stato, non un giocattolo elettorale. E i dati parlano chiaro e descrivono Avezzano per quello che è realmente, una città con situazioni mille volte più serene di altre da loro amministrate».
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