Rocca Calascio, torna alla luce l’antico sole di San Bernardino

Due reperti lapidei con il trigramma “Ihs” sono stati trovati nell’area della chiesa a est della fortezza. Gli archeologi: «la dimensione religiosa del sito conferma sia un laboratorio a cielo aperto»
L’AQUILA
Scolpito nella pietra è ancora chiaramente riconoscibile il sole di San Bernardino da Siena. Il trigramma “Ihs”, diffuso dal Santo nel Quattrocento, rivive in due straordinari reperti recentemente rinvenuti a Rocca Calascio, uno dei complessi fortificati più iconici dell’Appennino centrale, protagonista da poche settimane di un fitto calendario di indagini archeologiche. I due elementi lapidei sono stati rinvenuti nell’area della piccola chiesa situata a est della Rocca. In entrambi i manufatti è riconoscibile il trigramma bernardiniano inscritto in una raggiera solare: un simbolo che, tra Quattrocento e Cinquecento, conobbe una diffusione capillare grazie alla predicazione del Santo senese, divenendo uno degli emblemi più potenti della spiritualità francescana. La resa iconografica dei reperti appare coerente con il modello bernardiniano, suggerendo una datazione dei manufatti tra XV e XVI secolo e confermando l’esistenza di un luogo di culto attivo in età tardo-medievale.
Il ritrovamento si inserisce nel progetto di ricerca promosso dal Comune di Calascio in collaborazione con il dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila. Le attività di scavo, dirette dal docente Alfonso Forgione, in regime di concessione da parte della Soprintendenza, coinvolgono studentesse e studenti dell’Ateneo e mirano a ricostruire l’evoluzione del sistema insediativo e chiarire questioni ancora aperte, come la cronologia dell’impianto fortificato, attribuito a età normanna, sveva o successive. «I due manufatti sono probabilmente provenienti dal crollo della chiesa, ipotizzato a seguito del terremoto del 1461, anche se la datazione è ancora in fase di studio», spiega il sindaco Paolo Baldi. «Appartenevano alle strutture voltate dell’edificio di culto, probabilmente collocati al centro di volte a crociera, rivolti verso il basso come elementi decorativi e simbolici. Le indagini hanno permesso anche di individuare il pavimento della chiesa». Tra torri e mura, Rocca Calascio si conferma così un laboratorio a cielo aperto, capace di restituire dati preziosi non solo sulla funzione difensiva del sito, ma anche sulla sua dimensione religiosa e simbolica. «Abbiamo avviato il primo di cinque saggi di scavo, partendo dall’area della chiesa del borgo fortificato che sorgeva accanto al castello» prosegue il sindaco. «Il progetto prevede altri quattro saggi: tre nella stessa area e uno sul colle della Croce, di fronte alla Rocca in direzione di Santo Stefano di Sessanio, dove era presente un insediamento vestino. Gli scavi saranno fondamentali per comprendere la natura dell’insediamento, il periodo di fondazione e le fasi di sviluppo. È uno studio che non è mai stato condotto in maniera sistematica».
Le indagini archeologiche si inseriscono in un programma di valorizzazione scientifica e territoriale, che nei prossimi giorni vedrà la partecipazione di venti giovani ricercatrici e ricercatori provenienti da diversi Paesi nell’ambito della Spring School internazionale “Fortezze e territorio nel Regno di Napoli”, in programma dal 13 al 18 aprile 2026, e che si concluderà col convegno “Costruire il potere. Archeologia e storia delle fortificazioni del Regno”, previsto il 17 e 18 aprile 2026.
L’iniziativa è sostenuta dal progetto di rigenerazione culturale, sociale ed economica “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo”, selezionato dalla Regione nell’ambito della misura del Pnrr del ministero della Cultura dedicata all’attrattività dei borghi storici, finanziata dall’Unione Europea – NextGenerationEu.
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