Calcio serie B

Olzer si riprende il Pescara: dal volley ai gol decisivi

8 Aprile 2026

Il trequartista è tornato a essere protagonista: rete e assist contro la Reggiana. Dagli inizi al Chievo fino alla Primavera con il Milan, in Abruzzo si sta consacrando

PESCARA. Probabilmente se lo sentiva Giacomo Olzer: il ritorno da titolare proprio contro la Reggiana, che aveva punito anche all’andata, era la grande occasione per tornare al gol e riprendersi un posto da protagonista assoluto nel Pescara e nel campionato di B. Il trequartista trentino del Delfino, 25 anni il prossimo 14 del mese, non se l’è fatto ripetere due volte: prima palla utile, e Mapei Stadium ammutolito. La ciliegina nella ripresa, con l’assist pesantissimo per il raddoppio di Insigne, colpo da ko per gli emiliani. Olzer, fisico da prima punta più che da fantasista, si riprende la ribalta che aveva perso ormai dal 21 febbraio, giorno dell’ultima da titolare a Venezia, e torna nel tabellino alla voce marcatori dopo quasi tre mesi: l’ultimo gol l’aveva segnato alla Juve Stabia, lo scorso 10 gennaio. Riallacciati i fili con la parte migliore della sua prima stagione in biancazzurro: nell’era Vivarini è stato protagonista assoluto, tenendo a galla una squadra che faceva acqua da tutte le parti. Il suo infortunio al ginocchio ha coinciso con la crisi del tecnico abruzzese, poi esonerato. Con Gorgone ha avuto spazio, ma ci ha messo un po’ a ritrovare un ruolo decisivo. L’assenza per squalifica di Acampora gli ha spalancato le porte per un finale di stagione da sogno. Intanto, sono già sei gol e due assist in ventiquattro presenze. Dieci in carriera in serie B, sommando i quattro segnati nelle stagioni di Brescia.

Il Milan e il Barcellona. Il momento di spiccare il volo per lo spilungone di Noarna, frazione del comune di Nogaredo, in Vallagarina, sembra essere arrivato. L’Abruzzo, che conosceva fin dai tempi in cui era ragazzino per le vacanze al mare estive con la famiglia sulla spiaggia di Martinsicuro, si sta confermando la sua eldorado. Il trampolino che finora era mancato. La sua carriera, iniziata in paese – al Mori Santo Stefano – e poi a Rovereto, doveva essere una di quelle lampo: al Chievo fino 14 anni, poi al Milan fino alla Primavera. In quegli anni, in un torneo, lo notano anche Juventus, Fiorentina e Roma, e addirittura Barcellona: i catalani lo invitano per uno stage, ma Giacomo rifiuta e accetta la chiamata da Milanello. Nessun assaggio di serie A in rossonero, però, perché nell’ambito dell’affare Tonali, i rossoneri lo cedono al Brescia nel luglio del 2021. La B a 20 anni è dura per tutti, ancor di più se devi combattere contro un avversario subdolo come la pubalgia. La prima stagione al Rigamonti gettata via per i problemi fisici, poi un graduale decollo con tanto di prolungamento di contratto al 2026. Tutto vanificato l’estate scorsa dal fallimento del Brescia. Il Pescara brucia tutti sul mercato e lo blinda con un triennale. Il resto è ampiamente noto ai tifosi biancazzurri, che gli affidano le giocate decisive per la grande impresa. L’idolo Kakà. Falcate, dribbling, difesa della palla, gran tiro e gol: accanto a Insigne, a Reggio Emilia, è stato un piacere per gli occhi vederlo giocare. Il Delfino, che lo ha preso a zero, in caso di salvezza avrebbe un vero gioiello in cassaforte. Basti pensare che, ai tempi del settore giovanile del Milan, a Milanello era considerato un possibile erede italiano di Kakà, che era l’idolo del nonno milanista che lo spinse, da bambino, a innamorarsi del calcio e non del volley, lo sport di famiglia. Il Diavolo era pronto a lanciarlo sul palcoscenico di San Siro, ma nella sessione di mercato dell’estate 2021 cedette alle richieste del Brescia e lo inserì nell’operazione Tonali per abbassare il prezzo del cartellino dell’attuale regista della Nazionale.

Gli inizi nel volley. Giacomo è cresciuto a pane e volley: entrambi i genitori infatti erano pallavolisti e anche lui da bambino ha iniziato a giocare a pallavolo nella Itas Trento società di serie A di Volley, dove vince anche il titolo regionale Under 13 3x3 andando a disputare le finali nazionali di categoria ad Ascoli Piceno. Alla fine ha vinto la spinta del nonno, che lo ha avviato al calcio e ha visto il futuro prima di tutti gli altri: dalla sua venerazione per Kakà, alla maglia del Milan e al professionismo. Ora il presente chiama: la sfida è la salvezza del Pescara, trampolino per il grande salto di una carriera ancora tutta da scrivere.