PIZZOLI
Uno sguardo di troppo. Poi gli insulti, un coltello, tre feriti e quattro arrestati, già in carcere. È il frutto di quanto accaduto nella tarda mattinata di ieri tra la casa di accoglienza “Il Tulipano”, a Pizzoli, il pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore e la caserma dei carabinieri di via Beato Cesidio, dove i protagonisti della colluttazione sono stati tutti trattenuti allo scopo di spiegare il perché di un’aggressione all’arma bianca. La stessa che, per le modalità, e la concitazione, di chi vi ha preso parte, rischiava di finire in tragedia. Dalle prime indiscrezioni sembrerebbero infatti futili i motivi che hanno spinto un 22enne di nazionalità tunisina a estrarre un coltello e utilizzarlo nei confronti di chi avrebbe osato incrociarne lo sguardo – un coetaneo di nazionalità somala – poi raggiunto al torace.
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Un fendente che non è passato inosservato, a quanto pare, al punto da spingere altri due ospiti, anch’essi stranieri, a intervenire, forse nel tentativo di bloccare l’aggressore, passato all’azione dopo un breve scambio di insulti. Con le coltellate che a quel punto si moltiplicano, fino a un bilancio definitivo di tre feriti, compreso lo stesso aggressore, rimasto a sua volta colpito a una mano. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Pizzoli, Campotosto e L’Aquila, nonché il Nucleo radiomobile del capoluogo, unitamente a quello dei carabinieri Forestali di Arischia. Oltre, ovviamente, agli operatori sanitari del 118, che hanno prestato i primi soccorsi a due feriti, subito trasferiti in pronto soccorso, mentre i restanti due prendevano invece la strada della caserma dell’Aquila, aggressore compreso. Quest’ultimo, tuttavia, è stato a sua volta accompagnato in ospedale in un secondo momento, dopo che continuava a sanguinare nonostante le cure mediche ricevute nell’immediatezza dei fatti. Nel tardo pomeriggio di ieri, i feriti sono stati infine tutti dimessi. Il fendente più pericoloso, per fortuna, non ha raggiunto alcun organo vitale. Si procede quindi, verosimilmente, per rissa aggravata nei confronti di tutti. «Si tratta di un soggetto difficile, che avevamo già segnalato diverse volte in passato proprio in ragione della sua problematicità», commenta, rispetto all’aggressore,
Paolo Giorgi, responsabile della Fraterna Tau da cui dipende la stessa casa di accoglienza. «Purtroppo non sono mai state prese contromisure adeguate, tanto che alla fine è successo quello che temevamo potesse prima o poi capitare. Credo però sia doveroso ricordare», prosegue, «che i nostri sforzi per accogliere e indirizzare al meglio questi ragazzi, spesso segnati da trascorsi non facili, hanno sempre portato a ottimi risultati: li facciamo studiare, imparare la lingua, praticare sport, tutto ciò che serve loro, insomma, a integrarsi nella nostra comunità. Tanto che molti di loro, quando arriva poi il momento di andare con le loro gambe, li troviamo con le lacrime agli occhi proprio perché si rendono conto di quanto siano “cresciuti” con noi. A fronte di tanti casi virtuosi, tuttavia, può capitarne uno che può dare luogo a episodi anche spiacevoli, ma che non per questo può, né deve inficiare, la bontà del lavoro che facciamo con i nostri operatori nei confronti di questi ragazzi. Perché il problema», conclude, «non è l’accoglienza, già coronata da ottimi risultati. Il problema vero», dice, «è il percorso successivo, ciò che viene dopo l’accoglienza: è quella la vera sfida da vincere tutti insieme come comunità». Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Pizzoli,
Gianni Anastasio, che getta acqua sul fuoco: «Si è trattato di un fatto indubbiamente grave ma circoscritto alle dinamiche legate alla capacità di integrazione. La nostra resta una comunità sicura».
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